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Non solo energia, si spende di più pure per fare la spesa: la mappa dei rincari in Italia

In Famiglie
17 Giugno 2022

L’andamento del carovita in Italia

L’inflazione a maggio esplode al 6,8%. Non accadeva dal marzo 1990. Per le famiglie ciò si traduce in una stangata da 2.300 euro. E’ quanto infatti dovrà spendere in più un nucleo composto da genitori con due figli per i prezzi dei generi alimentari in crescita a cui si aggiungono super bollette, caro carburanti e quant’altro in questo momento sta subendo forti rincari.

Il balzo del carovita, dopo il rallentamento di aprile, è certificato dall’Istat nella stima preliminare sui prezzi al consumo di maggio. E il dettaglio delle voci di spesa mette i brividi. Accelera infatti in po’ tutto: dai beni alimentari alla cura della casa e della persona (dal 5,7% di aprile al 6,7% di maggio), a quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che rendono più salato il carrello della spesa c’è quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Il costo dell’energia

Ma nella classifica degli aumenti è ovviamente è l’energia ad incidere di più sul portafoglio degli italiani. La voce “beni energetici” passa da +39,5 % di aprile a +42,6% (con gli Energetici non regolamentati (da +29,8% a +32,9%) mentre i quelli non regolamentati arrivano addirittura da un + 64,3%). Ma il carovita morde poi con forza il carrello della spesa: dai Beni alimentari (da +6,1% a +7,1%) a quelli Alimentari lavorati (da +5,0% a +6,6%).

La lista dei rincari è comunque lunga e comprende i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,4% a +4,4%), i Trasporti (da +5,1% a +6,0%). Pertanto, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +2,4% a +3,2% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,9% a +3,6%. Anche rispetto al mese precedente, l’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+3,6%), degli Alimentari lavorati (+1,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,2%) e degli Alimentari non lavorati (+1,1%). L’inflazione acquisita per il 2022 (ovvero quella che si otterrebbe ipotizzando una variazione nulla nella restante parte dell’anno) è pari a +5,7% per l’indice generale e a +2,4% per la componente di fondo (al netto degli energetici e degli alimentari freschi). Ma è chiaro che ogni previsione appare difficile con una situazione internazionale così complessa ef fluida

I costi delle città

Nelle città con più di 150mila abitanti, l’inflazione più elevata si osserva a Bolzano (+9,1%), Trento (+9,0%), Catania e Palermo (+8,8%) per entrambi), mentre più contenute si registrano a Campobasso (+5,8%), Venezia (+5,8%) e Ancona (+5,6%). «Una vera calamità Un disastro per i consumi e per il Paese – commenta senza mezzi termini Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. «Il caro bollette e il caro carburanti, senza i quali l’inflazione oggi sarebbe a 3,6% invece che a 6,8%, sta dissanguando gli italiani con effetti nefasti sul potere d’acquisto delle famiglie – denuncia Dona. -Preoccupa, poi, l’impennata del carrello della spesa dal 5,7% di aprile al 6,7%, un rialzo che manda in tilt il bilancio della casalinga di Voghera.

Quanto spendono le famiglie

L’unione nazionale consumatori ha anche stilato alcuni esempi pratici su quanto un carovita al 6,8% incide sulle tasche degli italiani. Per una coppia con due figli, la stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, è pari a 2302 euro su base annua: 996 per abitazione, acqua ed elettricità, 473 euro per i trasporti, 569 per prodotti alimentari e bevande, 588 per il solo carrello della spesa. Per una coppia con 1 figlio, la mazzata è invece pari a 2140 euro, 938 per l’abitazione, 443 per i trasporti, 514 euro per cibo e bevande, 533 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. In media per una famiglia il rialzo annuo è di 1820 euro, 417 euro per mangiare e bere. Il record, però, spetta alle famiglie con più di 3 figli con un salasso pari a 2577 euro, 680 solo per il cibo, 699 per il carrello.

Per quanto riguarda le regioni più costose, per l’Unc in testa, con un’inflazione annua a +9%, c’è il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2339 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 6,6% implica un’impennata del costo della vita pari a 1715 euro, terza l’Emilia Romagna, +7%, con un rincaro annuo di 1665 euro. La regione più risparmiosa (se così si può dire…) è il Molise, +5,8%, pari a 1062 euro, seguite da Puglia (+7,2%, +1166 euro) e Marche (+6%, +1170 euro).