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Via libera all’aumento di capitale di Mps, ma c’è un’incognita

In Finanza
16 Settembre 2022

L’aumento di capitale di Monte dei Paschi

Via libera dei soci Monte dei Paschi all’aumento da 2,5 miliardi di euro. Che si farà, ha precisato l’ad Luigi Lovaglio, nei tempi previsti (a partire da metà ottobre) e per l’intero ammontare di 2,5 miliardi. Appena quattro ore di assemblea, la prima in presenza dal 2019 per approvare tutti i quattro punti all’ordine del giorno, tutti legati all’operazione di rafforzamento patrimoniale. Esito scontato, data la presenza del Tesoro e di poco altro: appena il 65,2% del capitale era presente, con 64% che è appunto la quota in mano pubblica.

Show mancato

Assenti una serie di piccoli soci che per anni hanno vivacizzato le assemblee in presenza con interventi in vernacolo e con colorite espressioni di disappunto per le perdite subite. Assente anche Giuseppe Bivona, partner di Bluebell Partners e consulente di alcuni fondi in causa con la banca ma soprattutto grande fustigatore delle varie gestioni di Mps. Che però non ha mancato di replicare a distanza alla risposta data dall’ad Luigi Lovaglio alla domanda di un socio che prendeva spunto dai dubbi dello stesso Bivona sulla procedura autorizzativa dell’aumento. Proprio le lunghe pause per preparare le risposte alle (poche) domande dei soci hanno allungato i tempi della riunione, a dispetto delle attese di una lunga sessione di interventi dopo oltre tre anni di assenza di un palcoscenico per i piccoli soci.

«Riteniamo che i 2,5 miliardi di euro «dell’aumento «siano necessari per garantire una adeguata patrimonializzazione della banca, consentendole di rispettare i requisiti fissati dalle varie autorità non solo domani ma anche in ottica prospettica perché vogliamo concentrarci sui clienti una volta messa a posto la casa», ha spiegato Lovaglio, che ha anche escluso rinvii dell’operazione per aspettare il nuovo governo. «Più di un terzo dei fondi» serviranno a finanziare le uscite volontarie «a fronte di una legge che scade il 30 novembre e quindi i tempi sono brucianti».

Le incognite sull’aumento di capitale

In realtà le incognite ci sono eccome. La principale riguarda come l’operazione – la settima dal 2008, per oltre 27 miliardi tra fondi del mercato e fondi pubblici, verrà accolta dal mercato. La prossima settimana l’ad Lovaglio andrà a Londra per una serie di incontri con i potenziali investitori, accompagnato dalle banche del consorzio di collocamento. Solo al termine del «tour» londinese e sulla base dell’accoglienza ricevuta le banche del consorzio – Banco Santander, Barclays, Société Générale, Sitfel, BofA Securities, Citigroup, Credit Suisse e Mediobanca – decideranno se trasformare il pre-contratto nella garanzia vera e propria che metterebbe al sicuro l’operazione.

Meno preoccupante, secondo quanto ricostruito, la concomitanza con le elezioni e la formazione del nuovo governo. Tra le forze politiche, anche di Centro-Destra, ci sarebbe un’ampia consapevolezza della necessità di fare subito il rafforzamento patrimoniale per mettere il Monte in sicurezza e in grado di generare utili, indipendentemente dai tampi e modi della uscita dello Stato dal capitale.

Stesse condizioni

Lovaglio ha anche richiamato il ruolo che potranno avere i partner della banca nell’operazione: «L’ingresso potrà avvenire alle medesime condizioni previste per altri investitori», ha precisato, mentre «l’eventuale rivisitazione di questi accordi potrà avvenire nelle usuali logiche sottese a tali accordi, assicurando il perseguimento dell’interesse della banca». L’ad ha anche precisato che i partner «sono tre», ovvero Anima per i fondi, Axa per la bancassicurazione e Compass (gruppo Mediobanca) per il credito la consumo. Non è sfuggito il richiamo alla partecipata di piazzetta Cuccia, storico consulente del Monte e già nel consorzio di garanzia per l’aumento e dunque candidato naturale, per così dire, al ruolo di futuro azionista post aumento.