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Nexi crolla dopo l’uscita di Intesa e torna al prezzo dell’Ipo: cosa succederà

In Finanza
16 Novembre 2022

Nexi crolla in Borsa

La vendita del 5,1% del capitale da parte di Intesa Sanpaolo a un prezzo inferiore ai corsi di Borsa e anche ai valori dell’Ipo a Piazza Affari (avvenuta a 9 euro) pesa sul titolo Nexi, che ieri ha chiuso la seduta lasciando sul terreno il 9,84% a 8,8 euro. Le quotazioni si avvicinano così agli 8,7 euro ottenuti da Intesa nell’accelerated bookbuilding che ha fatto incassare al gruppo capitanato da Carlo Messina 584 milioni di euro. Meno dei 653 milioni che erano stati spesi nel 2019 per acquisire quella che allora era una quota del 9,9 per cento.

Prezzo a sorpresa

Un’uscita inattesa, secondo gli analisti, perché sebbene si tratti di una scelta in linea con la strategia mantenuta dalla banca nei confronti delle partecipazioni di minoranza, Intesa era considerato un azionista di lungo periodo in forza anche dell’alleanza industriale tra la banca e la società guidata da Paolo Bertoluzzo. Così come ha sorpreso prezzo di vendita. Non solo. Alcuni broker fanno anche notare che il potenziale capitale in vendita potrebbe ammontare, a seguito della scadenza dei lock up di gennaio 2022 e luglio 2022, a circa il 27% del capitale.

L’uscita non avrà impatti negativi sul conto economico di Intesa, dato che la quota era aggiornata ai valori di mercato trimestre dopo trimestre (a fine settembre le azioni Nexi quotavano circa 8,3 euro), mentre l’effetto positivo sul coefficiente patrimoniale Cet1 sarà tra i 4 e i 6 punti base. L’addio però sarà solo a livello azionario. Lunedì Intesa ha infatti precisato che la vendita della quota «non ha riflessi sulla partnership strategica di lunga durata» con l’azienda di pagamenti digitali «recentemente estesa al di fuori del perimetro nazionale» (è in corso di approvazione da parte delle competenti Autorità l’ampliamento dell’accordo anche in Croazia).

Da inizio mese +17%

L’istituto di Cà de Sass ha approfittato del recente rialzo del titolo Nexi (+17% da inizio mese) per liquidare l’intera partecipazione con un’operazione riservata a investitori qualificati italiani e istituzionali esteri. Tra questi ci sarebbero l’hedge fund inglese Marshall Wace, Norges Bank e Ubs.

La quota risale all’accordo strategico che i due gruppi finanziari avevano siglato nel 2019. In quell’occasione le attività di acquiring (il business che connette il negoziante al sistema di pagamenti digitali) di Intesa erano state trasferite a Nexi, mentre in capo alla banca era rimasta la forza di vendita dedicata all’acquisizione di nuovi clienti.

Alleanza nelle carte

L’accordo era stato inoltre accompagnato da una partnership ultraventennale per la commercializzazione dei prodotti Nexi agli esercenti e l’estensione, di pari durata, dell’alleanza già in essere nei servizi emissione di carte e atm acquiring. L’alleanza prevedeva infine che Intesa acquisisse il 9,9% del gruppo di pagamenti. La partecipazione si è progressivamente diluita nei tre anni successivi, anche in seguito all’integrazione con Sia e alla successiva fusione con la danese Nets.

Trimestre in crescita

L’uscita di Intesa Sanpaolo non ha riflessi sulla governance di Nexi, che ha il suo perno in Cassa depositi e prestiti, azionista di lungo termine impegnato nel sostenere la crescita internazionale della paytech che si sta affermando come leader europeo dei pagamenti digitali grazie a una presenza diffusa in 25 Paesi. La società di Bertoluzzo ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con ricavi a 858,9 milioni, in aumento del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2021, portando il dato dei primi nove mesi a 2,38 miliardi (+8,2%). L’ebitda ammonta a 463,1 milioni nel trimestre (+12%) e a 1,161 miliardi nei nove mesi (+16,5%).