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Opa? Conferme sul piano Minerva. Tim corre ancora in Borsa

In Approfondimenti, Finanza
15 Novembre 2022

Il piano Minerva di Tim

«Tim è un azienda industrialmente sana: il problema che dobbiamo risolvere è quello del debito». Le parole di Pietro Labriola, amministratore delegato dell’ex monopolista delle tlc , sono una risposta alle domande di Nicola Porro in riferimento alle origini del profondo rosso di bilancio e sono anche le parole che si ripetono tutti i soggetti (e sono tanti) interessati al dossier Tim.

Fondi di private equity, banche e avvocati d’affari, azionisti importanti ecc. Ogni volta che si siedono intorno a un tavolo e provano a prendere il toro Telecom per le corna partono da lì, da quell’enorme mole di 32 miliardi 671 milioni di debito lordo che si ritrova.

Quanto una finanziaria. Con l’aggravante che quel debito man mano va a scadenza e con l’aumento dei tassi rischia di pesare ancor di più sui bilanci dell’azienda pubblica.
Come se ne esce? Se ce ne fosse ancora bisogno, ieri il governo, attraverso i due rappresentanti che avranno le deleghe sul dossier telecomunicazioni e rete unica ha confermato che l’obiettivo è quello di arrivare a una rete unica a controllo pubblico.

«La nostra strategia – ha evidenziato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – è quella di realizzare una rete che poi sia effettivamente a controllo pubblico e raggiunga tutti i villaggi del nostro straordinario Paese. Gli strumenti per farlo dovremo deciderli all’interno del Governo e questo è un Governo che agisce insieme».

La strada, in realtà, l’aveva tracciata Alessio Butti il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica che già prima delle elezioni aveva parlato del piano Minerva. Un’Opa di Cassa Depositi e Prestiti sull’intera Tim. Presa nella sua versione integrale l’ipotesi sembra non percorribile. Per due motivi. Finanziario, innanzitutto, ma anche di merito, perché appare chiaro che l’ad di Cdp Dario Scannapieco, con come l’ad di Tim Pietro Labriola, propenda per la strada del Mou.

Un’offerta che Open Fiber, l’altra società della rete controllata al 60% da Cdp, dovrebbe presentare in una forma non vincolante alla stessa Tim entro fine mese.
Morale della favola: in questo momento l’ad di Tim e Cassa Depositi e Prestiti propendono per la soluzione Mou, mentre il governo e probabilmente il primo azionista di Tim – i francesi di Vivendi che giudicano troppo bassa la valutazione che Cdp e Open Fiber farebbero della rete Tim – ne preferiscono un’altra.

Situazione ingarbugliata che a quanto pare starebbe acuendo l’insoddisfazione dell’esecutivo per Scannapieco, l’ex Bei molto vicino all’ex presidente del Consiglio Mario Draghi. Quindi? Il mercato crede – e ha valutato positivamente anche le ultime dichiarazioni di Urso e Butti che ieri ha criticato l’operato di Open Fiber – nell’ipotesi grande ammucchiata.

Anche ieri infatti il titolo Tim ha guadagnato l’1,31% chiudendo a 0,24 euro. Parliamo di un’offerta pubblica d’acquisto che vedrebbe coinvolti tutti gli attori protagonisti della saga. Dalla Cassa per arrivare fino ai francesi di Vivendi e ai fondi Macquarie che ha il 40% di Oper Fiber e Kkr che ha il 37,5% di Fibercop, la rete secondaria di Tim. Con Cvc, già interessato ad acquisire Tim Enterprise, che starebbe alla finestra. Va da sé che si tratti di un’operazione complicata. Ma per uscire dal pantano Tim è difficile trovarne di semplici.

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Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. È vicedirettore di Verità&Affari