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Doccia fredda su Tim, Fitch taglia il rating e il titolo crolla in Borsa

In Finanza
16 Novembre 2022

L’agenzia di rating Fitch sul titolo Tim

Non c’è pace per il titolo Tim. Dopo che le voci di Opa avevano riportato su le azioni dell’ex monopolista delle tlc a oscillare intorno a quota 0,24 euro, questa mattina è arrivata la doccia fredda. L’agenzia di rating Fitch ha modificato il giudizio di rating da livello BB outlook negative a livello BB-, sempre con outlook negativo. Cosa vuol dire? “Il downgrade – si legge – riflette l’assenza di una sufficiente riduzione del debito nel 2022. Fitch si aspetta che la leva finanziaria netta di Tim salirà oltre le 4,5 volte dal 2023, una soglia per mantenere un rating BB”.

Non solo. Perché il peggioramento del contesto macroeconomico -evidenziano ancora gli analisti – aggiunge rischi di esecuzione ai piani di crescita dell’azienda e alla capacità di riduzione dell’indebitamento. Così il titolo Telecom a metà mattinata perdeva quasi il 4%. Il vero problema è che i problemi per Tim potrebbero non essere finiti. La società infatti si sta muovendo verso un profilo di rating “B+” a causa dei “bassi rapporti di liquidità e copertura degli interessi”. Così, spiega ancora  Fitch che va letto l’outlook negativo assegnato al rating del gruppo telefonico. Siamo infatti in un momento di forte concorrenza di mercato, con l’aumento dell’inflazione e tassi di interesse elevati che si traducono in minori riserve di cassa e di liquidità.

“Vi è ancora incertezza – aggiunge Fitch – sull’esecuzione delle opzioni strategiche di Telecom Italia per ottimizzarne il valore e rafforzare la propria posizione competitiva. Qualsiasi impatto sul rating e sul profilo creditizio di Telecom dipenderebbe dai dettagli di qualsiasi struttura di transazione proposta e dalla successiva riallocazione del debito”.

I progetti del governo per Tim

A oggi infatti il nuovo governo non sembra ancora aver preso una strada con decisione. C’è una parte (quella che fa riferimento al sottosegretario Alessio Buti) che spinge verso l’Opa del piano Minerva. L’offerta però difficilmente potrebbe arrivare dalla sola Cdp, ma nel progetto che poi prevederebbe il delisting della società sarebbero coinvolti anche gli altri soggetti vicini al dossier Tim. Il primo azionista Vivendi, ma poi anche i fondi Kkr e Macquarie.

E un’altra parte che non ha ancora abbandonato la strada proposta da Cdp, e sulla quale insiste anche lo stesso amministratore delegato di Tim Pietro Labriola. Quella prevista dal Mou. Un’offerta per la rete Tim che dovrebbe arrivare da Open Fiber, l’altra società della rete controllata con il 60% da Cdp. Come finirà? Entro il 30 novembre, quando scade il nuovo termine per la presentazione dell’offerta non vincolante di Open Fiber, se ne dovrebbe sapere qualcosa in più.

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Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. È vicedirettore di Verità&Affari