214 visite 4 minuti 0 commenti

Giorgetti accelera su Tim, vertice sul dossier. Mistero sull’offerta Cdp

In Approfondimenti, Finanza
23 Novembre 2022

Giorgetti e il dossier su Tim

«A ore ci sarà una riunione tra tutti i ministri interessati al dossier Tim coordinati dalla presidenza del Consiglio…». Sono bastate queste parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per mettere le ali al titolo dell’ex monopolista della telefonia in Italia. Le azioni Telecom sono state sospese in asta di volatilità.

Successivamente sono arrivate delle precisazioni. Ieri si è tenuta una riunione tra tutti i tecnici interessati al dossier, nei prossimi giorni entreranno in campo i ministri. Ma il punto è che ancora adesso non si capisce dove il governo e Cassa Depositi e Prestiti vogliano andare a parare.

Il futuro di Tim

E le parole successive di Giorgetti aiutano fino a un certo punto a chiarire la situazione. Entrando più in dettagli il ministro ha spiegato che «lo Stato deve aver il controllo sulla parte di rete che è di interesse strategico. Questa forma di controllo si può esercitare in tanti modi. Il problema di Tim è che è integrata verticalmente e una parte deve essere messe sotto il controllo pubblico, è un passaggio complicato… ma l’obiettivo è salvaguardare l’interesse del Paese».

Dichiarazioni che però lasciano irrisolto il vero punto di domanda di tutta la partita: come si arriva alla rete pubblica e quindi alla separazione di quel bene di interesse collettivo che è l’infrastruttura principale per le nostre telecomunicazioni rispetto a tutto quello che invece può essere lasciato sul mercato: dai contenuti fino ad arrivare alla telefonia e agli altri asset “contendibili” di Tim.

Il mercato ha reagito con uno scatto perché è proprio dal governo e dai ministri competenti (Mise, Mef e presidenza del Consiglio) che si aspetta un risposta a breve. In settimana infatti deve succedere qualcosa. Il 30 novembre c’è il termine ultimo per Cdp: entro quella data Cassa Depositi e Prestiti con Open Fiber (l’altra società della rete partecipata al 60% da Cdp e al 40% dal fondo australiano Macquarie) dovrebbe presentare un’offerta non vincolante per acquisire la rete Tim.

Le mosse di Cdp

Sembra che sia tutto pronto e che l’ad di Cassa Dario Scannapieco abbia “l’offerta in canna” con una valutazione che non dovrebbe andare oltre i 18 miliardi di euro. Il problema è che quell’offerta con ogni probabilità sarà respinta al mittente dal primo azionista di Tim, i francesi di Vivendi che hanno il 23,7% dell’ex monopolista.

Come se ne esce? Il governo è pronto ad avallare l’offerta di Cdp consapevole che potrebbe portare il dossier in un cul de sac o sta valutando strade alternative? Messo da parte il piano Minerva (Opa di Cdp su tutta Tim) sponsorizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, si è parlato molto di due alternative: la cosiddetta grande ammucchiata (Opa con tutti i soggetti interessati dentro, da Cdp fino a Vivendi e ai fondi Kkr e Macquarie) e l’offerta di Cdp solo per la maggioranza della rete con una quota di minoranza che resterebbe a Tim in attesa di essere valorizzata e poi venduta a un prezzo superiore. Al premier e ai ministri competenti il compito di sbrogliare la matassa. Anche se il fatto che ancora oggi non siano state assegnate le deleghe sulla materia fa capire che una strada definitiva non è stata ancora tracciata.

/ Articoli pubblicati: 54

Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. È vicedirettore di Verità&Affari