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FinanzaIn evidenza Mar 27 dicembre 2022

Il 2023 delle banche - Mps, il risanamento e i possibili compratori

Il prossimo potrebbe l'anno della tanto attesa cessione di Mps. Lovaglio incassa il via libera della Bce alla distribuzione di dividendi Il 2023 delle banche - Mps, il risanamento e i possibili compratori
Gianluca Paolucci
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Gianluca Paolucci

Ha lavorato per Reuters e La Stampa occupandosi di finanza, crac bancari, criminalità finanziaria e corruzione. Dal 2022 è caporedattore di Verità & Affari e scrive per La Verità e Panorama.

Il 2023 di Mps

Iniziamo dalla fine. Con la conferma dei requisiti patrimoniali per il 2023 e la fine del divieto di distribuire dividendi – entrambi i provvedimenti sono arrivati dalla Bce il 27 dicembre – il Monte dei Paschi sembra davvero aver imboccato una strada diversa rispetto a quella, tortuosissima, sulla quale ha viaggiato negli ultimi 15 anni. Il risanamento è però appena iniziato. E l’ad Luigi Lovaglio dovrà dimostrare al mercato che la banca è di nuovo capace di essere profittevole nel lungo periodo

Il giudizio della Bce

Il giudizio della Bce cita esplicitamente il successo dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi realizzato a novembre. Sul termine “successo” ci sarebbe qualcosa da dire. Per concludere l’operazione è stata necessaria tutta la determinazione del Tesoro e dell’ad Luigi Lovaglio nel convincere investitori riottosi e fondazioni e enti previdenziali (soggetti vigilati dallo stesso Tesoro), chiamati a mettere soldi in una banca che dal 2008 ha chiesto fondi al mercato – e ai contribuenti – per sette volte. Bruciando sistematicamente tutto quanto raccolto. Per gli investitori sul mercato l’argomento principale è stato quello delle commissioni.  Di fatto uno sconto sul prezzo dell’aumento. Per fondazioni e enti previdenziali non è prevista contropartita. Ma le pressione del controllore sui controllati non sono un bello spettacolo.

Soluzione definitiva

Il 2023 sarà però l’anno nel quale il Tesoro dovrà trovare una soluzione definitiva al problema Mps. Non solo per ottemperare agli impegni presi con Bruxelles e da poco rinnovati di uscire dal capitale della banca. Ma anche e soprattutto per togliere alla politica un problema che incombe ormai da troppo tempo. 

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sembra avere sulla carte le caratteristiche adatte: non è compromessa con la gestione del Monte come lo era il Pd (e anche, in qualche misura, Forza Italia). E la banca senese non rappresenta un problema in termini di bacino elettorale come lo è stato per il Centrosinistra. Almeno dal punto di vista politica, il governo in carica non ha ostacoli per fare quello che andava fatto da tempo: vendere la banca a un gruppo più grande e togliere il “problema Mps” dal tavolo del mercato bancario italiano.

I paletti del governo

L’aumento ha lasciato come secondo azionista dietro al Tesoro il gruppo francese Axa. Colosso delle assicurazioni, partner di lungo corso della banca senese nonché uno dei pochi che in questi anni tribolati abbia guadagnato qualcosa nel fare affari con l’isitituto. Potrebbe essere il compratore naturale. Senonché l’unica cosa che questo governo non potrà e non vorrà fare sarà di vendere un asset nazionale a un gruppo francese. 

Il compratore sarà quasi certamente una banca e altrettanto certamente italiana. La stessa considerazione che vale per Axa toglie dall’elenco dei potenziali compratori Credit Agricole. Per il quale l’Italia rappresenta il secondo mercato e che ha appena concluso l’accordo con Banco Bpm. E qui veniamo al secondo punto. Proprio Banco Bpm è visto come l’acquirente perfetto per Siena. Soprattutto al Tesoro. Perché dal canto suo il numero uno Giuseppe Castagna ha dichiarato più volte di non essere interessato.

Escluso un ripensamento di Unicredit dopo il tentativo fallito del 2021, resta tra i potenziali acquirenti solo il gruppo Bper, impegnato ancora nella integrazione delle ultime acquisizioni effettuate. Lo scenario potrebbe cambiare nella seconda parte dell’anno. Con Bper – da solo o più probabilmente con altri partner per alleggerire il peso dell’operazione – che potrebbe studiare seriamente il dossier senese.

 

 

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