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Monte dei Paschi, per le 3.500 uscite il costo sarà di 800 milioni

In Finanza, In evidenza
13 Luglio 2022

Il piano di Monte Paschi

Circa 800 milioni sui 2,5 miliardi dell’aumento di capitale di Monte dei Paschi serviranno per finanziare il piano di esodi di personale. Luigi Lovaglio ha risposto ieri alle domande della Commissione parlamentare sul sistema bancario. Prevista l’uscita di almeno 3.500 persone entro il 2022 in modo da arrivare al 2023 in grado di competere, sul lato dei costi, con i concorrenti.

Secondo quanto ha spiegato il manager, dal primo dicembre prossimo «le risorse del gruppo Mps che accederanno al Fondo non saranno più in servizio e avranno diritto a un assegno mensile fino alla prima finestra pensionistica utile (pensione anticipata o di vecchiaia); l’importo di tale assegno è una percentuale significativa dello stipendio attualmente percepito in servizio, con una media stimata di circa l’85%» dello stipendi netto.

Il bacino delle risorse interessate «è composto da 4.084 risorse, con una età media di circa 60 anni, una anzianità di servizio nel Gruppo Mps di circa 34 anni e prevalenza nelle funzioni centrali». Il piano di esodi incentivati, ha continuato l’ad, «incorpora una stima di adesione di circa l’80% delle risorse nel bacino, con oneri di ristrutturazione pari a circa 800 milioni; l’impatto sull’operatività derivante dalle uscite sarà limitato e gestibile».

La tempistica del piano Mps

Lovaglio ha dato anche qualche elemento in più sulla tempistica dell’aumento, precisando che il calendario «potrebbe risentire delle condizioni di mercato macroeconomiche, attualmente rese difficili anche dal conflitto bellico». Il prossimo 4 agosto verrà convocata l’assemblea per approvare l’aumento, che dovrebbe svolgersi «nella seconda decade di settembre». La durata dell’offerta «sarà di circa tre settimane», ma «non è ancora definito in dettaglio ma è previsto che l’operazione debba concludersi al più tardi entro il 12 novembre».

Il piano industriale al 2026 di Mps approvato lo scorso 22 giugno dal consiglio di amministrazione, ha detto il banchiere, «è finalizzato ad assicurare alla banca un futuro di sviluppo sostenibile, valorizzando le caratteristiche che per moltissimi anni hanno fatto di questa banca un marchio storico, unico e riconosciuto, una vera banca nazionale, votata all’attività tradizionale del credito e della consulenza a famiglie e imprese».

Lovaglio ha sottolineato che «lo sviluppo sostenibile e la connessa capacità di generare redditività e quindi valore nel tempo, è previsto passi attraverso chiare e semplici direttive strategiche». Tra queste il manager ha indicato «un modello di business focalizzato sull’attività commerciale tipica e la semplificazione del gruppo» e «una struttura di bilancio solida, grazie al rafforzamento significativo della posizione di capitale, al continuo miglioramento del profilo di rischio e alla sostenibilità di lungo termine del funding e della posizione di liquidità».

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