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Finanza Sab 26 novembre 2022

Non c’è intesa con il governo, in bilico l’offerta di Cdp per la rete Tim

Non uno, ma due tavoli tecnici per districare la matassa sull’operazione che dovrebbe portare la rete Tim nelle mani di Cdp. Il logo Tim

L’offerta di Cdp per la rete Tim

Non uno, ma due tavoli tecnici per districare la matassa sull’operazione che dovrebbe portare la rete Tim nelle mani di Cdp, eppure a cinque giorni (30 novembre) dalla scadenza dei termini previsti dal Mou – il Memorandum of understanding – se possibile la situazione è più intricata di prima. Tanto da far affermare a qualcuno che si tratti di un accordo ormai insabbiato.

Se è davvero così, lo scopriremo solo la prossima settimana. A oggi però quello che si può dire con certezza è che il governo – e per governo si intende il Mef che ha l’82% di Cassa Depositi e Prestiti, l’ex Mise di Adolfo Urso e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, non ha trovato la quadra con la stessa Cdp e con l’amministratore delegato Dario Scannapieco.

Non c’è uno stop che sarebbe stato sotto certi versi irrituale, quindi la Cassa è libera di fare quello che sotto il profilo industriale ritiene più opportuno, ma non si è acceso neanche il tanto agognato disco verde. Quindi? Se dovessimo scommettere l’asticella propenderebbe per il passo indietro di Cdp rispetto all’offerta sulla rete Tim che poi sarebbe propedeutica alla realizzazione della rete unica o almeno su un rinvio rispetto alla data del 30 novembre.

A nessuno però sfugge che la proposta è pronta da tempo, c’era da indicare solo la cifra che dovrebbe oscillare tra i 17 e i 19 miliardi di euro, e che restano immutate le perplessità del primo socio di Tim, i francesi di Vivendi che dall’alto del 23,7% delle azioni potrebbero bocciare l’offerta.
Strade alternative? Il piano Minerva (Opa di Cdp su tutta Tim) sponsorizzato dal sottosegretario Butti pare irrealizzabile per almeno due motivi. Il primo è finanziario: Cdp nella sostanza non avrebbe le munizioni per lanciare l’offerta. Il secondo è pratico: la Cassa non ha nessuna intenzione di fare un lavoro che non è il suo, quello cioè di vendere, post-Opa, i vari asset di Tim, a partire dal Brasile per arrivare fino alle controllate della società più legate ai contenuti. Quindi? Si è parlato molto di due alternative: la cosiddetta grande ammucchiata (Opa con tutti i soggetti interessati dentro, da Cdp fino a Vivendi e ai fondi Kkr e Macquarie) e l’offerta di Cdp solo per la maggioranza della rete con una quota di minoranza che resterebbe a Tim in attesa di essere valorizzata e poi venduta a un prezzo superiore.
In attesa di avere le idee più chiare, dopo giornate in altalena, Tim ieri si è mossa poco (+0,13%) approcciandosi così all’ennesima settimana decisiva della sua storia.

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