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Ovs vuole riprendersi Coin, un’unione che sa di amarcord

In Finanza
29 Giugno 2022
Il gruppo guidato da Beraldo è in espansione, mentre i grandi magazzini perdono

L’operazione tra Ovs e Coin

Per ora gli analisti sono scettici, ma il possibile matrimonio tra Ovs e Coin riporta indietro nel tempo, a quando i grandi magazzini fondati da Vittorio Coin erano un must per gli acquisti di abbigliamento e oggetti per la casa di buon livello e Ovs, invece, era la sua costola a buon mercato. Adesso i ruoli si sono invertiti. Ovs, grazie alle cure dell’amministratore Stefano Beraldo, conta oltre 2 mila negozi in Italia e all’estero e nel 2021 ha registrato vendite pari a 1.359 milioni di euro e un ebitda di 147,2 milioni, mentre Coin dal marzo 2018 è controllata da Centenary, una newco formata da un gruppo di manager e di imprenditori, a cui partecipa anche Beraldo, con vendite di circa 400 milioni di euro, un network di 37 negozi full format e 100 negozi a insegna Coincasa.

La lettera d’intenti

Il primo passo dell’unione è stata una lettera d’intenti che prevede il diritto di Ovs «ad avviare e condurre in esclusiva una fase di due diligence, nel corso della quale il consiglio di amministrazione si avvarrà di consulenti esterni, con l’obiettivo di addivenire – in caso di esito soddisfacente per Ovs e di ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni – al perfezionamento dell’acquisizione entro la fine di novembre 2022». Le due aziende negli ultimi anni sono state protagoniste di una serie di passaggi di proprietà. Nel 1999 si quota a Piazza Affari il gruppo Coin, all’epoca controllato dalle famiglie dei fratelli Piergiorgio e Vittorio Coin, che aveva in pancia sia Coin che Ovs. Nel 2005, il fondo Pai Partners rileva la maggioranza del gruppo Coin dalle famiglie, che sono uscite dal capitale: è lì che Beraldo è diventato amministratore delegato.

Il passaggio di mano successivo è del 2011, quando Pai Partners cede al fondo Bc Partners, suggellando l’addio alla Borsa. Si arriva così al 2015, quando Bc Partners scorpora la sola Ovs, riportandola in Borsa e uscendo pian piano dal capitale (attualmente il singolo maggior azionista è la Tip di Giovanni Tamburi con circa il 25%). Coin invece nel 2018 è tornata in mani italiane grazie a un gruppo di investitori riuniti nella società Centenary, partecipata al 21,25% da Team&Co srl, la holding che riunisce, con il 25% ciascuno, il presidente Giorgio Rossi, Enzo De Gaspari, l’accoppiata Jonathan Kafri e Alessandro Bastagli e il gruppo di dirigenti guidato da Stefano Beraldo.

I dubbi degli analisti

La possibile reunion ha già messo in moto gli uffici studi. Gli analisti di Equita Sim sono dubbiosi a causa della bassa redditività che ha sempre generato Coin. Il rischio è che l’aggregazione diluisca nuovamente i margini e il modello di business del gruppo. Data la buona conoscenza dell’asset da parte di Ovs e il supporto del primo azionista Tip, gli azionisti di Equita Sim confidano che «l’opzione sarà valutata con molta attenzione e cautela». A loro parere è necessaria «un’analisi più approfondita» dei numeri attuali, del prezzo, delle sinergie e delle opportunità di crescita e per questo credono prematuro incorporare impatti del possibile deal. Scettici anche gli analisti di Banca Akros a causa delle scarse performance finanziare di Coin. I dati a loro disposizione suggeriscono che la società è ancora in perdita e i legami tra le due assemblee degli azionisti non favorirebbero l’accordo. Per questo motivo, gli analisti di Banca Akros sarebbero «sorpresi se Ovs s’imbarcasse in una difficile ristrutturazione con un’azienda in perdita».