I super manager se la ridono, su del 20% gli stipendi a Mediobanca
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Finanza Lun 03 ottobre 2022

I super manager se la ridono, su gli stipendi dei vertici di Mediobanca

Come crescono i compensi di Alberto Nagel, che di Mediobanca è l’amministratore delegato, di Francesco Saverio Vinci. I super manager se la ridono, su gli stipendi dei vertici di Mediobanca Alberto Nagel ceo di Mediobanca
Tobia De Stefano
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Tobia De Stefano

Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. Ora è alla Verità e scrive per Panorama e Verità & Affari

Gli stipendi dei manager di Mediobanca

Altro che rincari dell’energia, prospettive di Pil in decrescita e timori per il peggioramento della qualità del credito, c’è un pezzo del Paese che la crisi non la avverte e che anche in uno dei momenti più complicati per l’economia riesce ad aumentare i propri emolumenti fino a sfiorare rialzi del 20%. Nella relazione sulla remunerazione depositata in vista dell’assemblea di Mediobanca, infatti, si vede come crescono i compensi di Alberto Nagel, che di Piazzetta Cuccia è l’amministratore delegato, di Francesco Saverio Vinci che di mestiere fa il direttore generale e del presidente Renato Pagliaro.

L’ad, si legge nella relazione ha percepito un emolumento di 4,85 milioni di euro, salito del 16% rispetto all’esercizio 2020/21 grazie a un aumento della parte variabile (incentivo di breve termine) da 1,8 a 2,5 milioni di euro. In proporzione cresce leggermente meno la retribuzione (siamo nell’ordine del 13%) del dg Francesco Saverio Vinci, che si deve accontentare di una cifra vicina ai 4 milioni, 3,9 milioni per la precisione, complice l’aumento del bonus da 1,5 a 1,925 milioni di euro. Aumento di stipendio analogo (+13%) anche per il presidente Renato Pagliaro, che ha percepito quasi 2,6 milioni. La riduzione della parte “fissa”, da 1,9 a 1,58 milioni di euro, è stata più che compensata dalla liquidazione di 711 mila euro per le ferie non godute.

I buoni risultati

Vero che questi aumenti di stipendio sono in buona parte legati ai risultati della banca che nonostante il difficilissimo contesto macroeconomico ha fatto segnare ricavi al massimo storico (2,85 miliardi di euro) e un utile in miglioramento del 12% a 907 milioni, con un dividendo cresciuto del 14% a 0,75 euro, ma è altrettanto vero che parliamo di retribuzioni che hanno superato di gran lunga quelle percepite negli ultimi anni dai vertici di Piazzetta Cuccia.

Al 30 giugno 2021, per fare l’esempio più rilevante, Alberto Nagel aveva portato a casa compensi complessivi pari a 3,79 milioni di euro lordi. Per arrivare a quella somma, bisognava sommare alla parte fissa di 1,9 milioni euro, un bonus di 846mila e «altri compensi» da 50mila. Più gli incentivi: parliamo di azioni gratuite, per un controvalore di 996.716 euro. Mentre nel 2020 Nagel era stato remunerato con 4,12 milioni di euro e l’anno precedente 3,6 milioni.

Non ci sono dei dati aggiornati, ma secondo le stime relative al 2021, il compenso medio di un dipendente della banca viaggiava abbondantemente sotto i 90 mila euro. Sia chiaro che i compensi in Mediobanca non rappresentano un’eccezione quanto piuttosto una regola nel mondo della finanza che sembra non conoscere crisi retributive nonostante le pandemie e i conflitti internazionali.

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