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Tim adesso chiede sacrifici ai dipendenti: «Tagli agli stipendi e ai premi»

In Finanza
28 Luglio 2022
Il manager ai sindacati: «Flussi di cassa azzerati, azienda di fatto immobilizzata»

Il piano di Tim

«Contratto di Espansione da settembre 2022 a febbraio 2024 applicato a Tim, Noovle, Olivetti, Sparkle e T.C.C., nuovi prepensionamenti (5 anni), pre-scivoli (max 1 anno ulteriore da aggiungere al prepensionamento per arrivare alla pensione), nuove assunzioni, formazione e riqualificazione del personale, smonetizzazione delle festività del 25 dicembre 2022 ed 1 gennaio 2023». Sono questi i titoli del programma di «ottimizzazione dei costi» che Tim ha presentato ieri ai sindacati chiedendo loro di fare gioco di squadra per uscire da una situazione di bilancio in continuo peggioramento.

I tagli agli stipendi

Si parla di sacrifici che riguarderebbero una buona fetta dei 43 mila dipendenti del gruppo (dirigenti compresi), con tagli ai salari che potrebbero arrivare fino al 30%, in parte compensati da integrazioni salariali e che partono dai più classici scivoli e pensionamenti per arrivare fino al contratto di espansione. In buona sostanza piani concordati di esodo per i lavoratori che si trovino a non più 5 anni dalla pensione. Prima dell’illustrazione dei particolari dei sacrifici viene fatta una premessa per gettare la croce sulle avverse situazioni di mercato senza mai citare gli errori commessi dal management. Si parla del disastroso stato dell’arte per quanto riguarda sia le tlc italiane che Tim e dei fondamentali difficili del gruppo.

Il peso del debito di Tim

Più nel dettaglio, il nuovo responsabile delle Risorse Umane Paolo Chiriotti (è entrato in carica il 30 marzo del 2022) parla di «ricavi in pesante e costante involuzione, di 23 miliardi di debito che con l’evoluzione negativa globale di questi ultimi due anni comportano interessi per circa 1,2 miliardi». La società – ha detto il manager ai sindacati – «sta forzatamente facendo altro debito per riuscire a pagare gli interessi sul debito pregresso. Ciò ha portato ad un azzeramento del flusso di cassa che di fatto immobilizza nel pratico l’azienda».

E poi arriva il bello: «Bisogna – spiega il manager – provare ad agire sui costi operativi che per Tim si aggirano sugli 8 billion (miliardi) circa». Come? «Alcuni costi sono praticamente fissi e non consentono riduzioni. Su altri invece ci possiamo lavorare e ci lavoreremo, ad esempio sulle commesse e sui fornitori». Quindi c’è il costo del del lavoro che in Tim pesa per circa 2 miliardi sugli 8 complessivi. «Quest’ultimo punto – conclude Chiriotti – dev’essere negoziato attraverso un’intesa che garantisca un futuro sereno almeno per i prossimi 18 mesi, certo facendo tutti dei sacrifici, dove per tutti si intende anche la dirigenza».

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