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Finanza Sab 24 settembre 2022

Effetto tassi, Unicredit prende il volo grazie alla Bce e alza le stime

Sono i giorni di Andrea Orcel, l’amministratore delegato di UniCredit, che non è mai stato tanto loquace come in questo periodo. Andrea Orcel ad Unicredit

L’andamento di UniCredit

Sono i giorni di Andrea Orcel, l’amministratore delegato di UniCredit, che non è mai stato tanto loquace come in questo periodo, il più terribile dell’inverno delle Borse scosse tra tassi che volano verso l’alto e spiragli di recessione conclamata ormai in arrivo in tutta Europa. Nessun banchiere italiano è stato così attivo in questi giorni nella comunicazione al mercato.

Le vecchie stime

L’ultima è di ieri l’altro, quando ha avvisato che già con i conti del terzo trimestre UniCredit alzerà la guidance sui conti dell’intero 2022. Guidance che vedeva a fine luglio un obiettivo di 16,7 miliardi di ricavi per l’intero 2022. Non solo, il banchiere romano ha anche rassicurato sulla tenuta patrimoniale della banca, sulla politica dei dividendi (ci sono eventualmente le riserve cui attingere) e sul fatto che la banca è pronta ad assorbire choc anche violenti. Ovviamente a fronte di queste indicazioni il mercato non si è fatto pregare, andando in acquisto sulla banca milanese. Non è un caso che tra tutti i titoli bancari, saliti sull’onda del nuovo scenario di tassi in forte salita, UniCredit abbia portato a casa la performance migliore.

Velocità doppia

La strategia di comunicazione messa in piedi dal grande capo di UniCredit sta funzionando: il titolo nell’ultimo mese ha registrato un rialzo di quasi 14%, correndo molto di più di quanto fatto dalle altre banche italiane. Soprattutto al di là delle buone intenzioni e di certa retorica ha funzionato quella dichiarazione esplicita sul fatto che ogni incremento di un punto percentuale dei tassi significa per UniCredit portare a casa un miliardo in più di ricavi dal suo portafoglio prestiti. Un numero che è subito piaciuto al mercato che di numeri vive.

Cosa c’è di meglio che sottolineare la manna del rialzo dei tassi per il sistema bancario (forse l’unico che guadagna quando il costo del denaro per tutti sale)? Aver quantificato l’impatto della nuova forte politica restrittiva delle banche centrali sui conti della sua banca è servito eccome a risvegliare l’interesse sul titolo UniCredit. Ora ci si può cimentare azzardando qualche stima in più sul beneficio che i tassi in salita avranno.

Entrate da 2 miliardi

Meglio guardare lontano, dato che il rialzo è di fatto appena partito in Europa. Se il mercato stima che in Usa i tassi Fed arriveranno nel 2023 al 4-4,5 per cento, per l’Europa la stima è che la Banca centrale europea porti almeno al 3% il livello dei tassi l’anno prossimo. Di fatto rispetto al decennio dei tassi a zero significa un rialzo in 12 mesi di 3 punti. Se si vuole stare prudenti assumendo un rialzo di 2 punti che si può già oggi incorporare, ecco che la banca di Orcel vedrebbe aumentare di 2 miliardi i suoi ricavi da margine di interesse.

Nel 2021 i ricavi da interessi per UniCredit sono stati di 9 miliardi euro, il 50% dei ricavi totali della banca chiusisi a un passo dai 18 miliardi. Già nei primi 6 mesi del 2022, quindi prima dell’avvio della stagione rialzista della Bce, il margine d’interesse era già in forte crescita di oltre il 9% sui 12 mesi precedenti a quota 4,78 miliardi. Un trend che a bocce ferme delinea un intero anno a quota oltre 9,5 miliardi di euro. Cui ora per il 2022 si può aggiungere, dopo i primi rialzi della Bce, il miliardo citato da Orcel. Arrivando quindi ad avere 10,5 miliardi di soli ricavi da prestito di denaro per il 2022 per UniCredit. E così ecco che la guidance, come detto da Orcel, può tranquillamente alzarsi portando i ricavi totali della banca, grazie solo al rialzo dei tassi sopra i 19 miliardi.

Del resto prima del nuovo scenario UniCredit aveva una redditività netta sul credito già discreta. Su oltre 430 miliardi di prestiti alla clientela portava a casa nel 2021 ricavi lordi per 4,57 miliardi. A favorire UniCredit, come del resto le altre banche, è che la politica di remunerazione dei depositi di fatto è a zero. UniCredit nel 2021 poteva contare su una raccolta di soli depositi alla clientela per 529 miliardi a fine del 2021.

Raccolta depositi gratis

Raccolta che vale oltre 100 miliardi in più dei prestiti e soprattutto alla banca costa zero o poco più. Infatti mentre dallo stock di crediti l’anno scorso la banca guidata da Orcel ha portato a casa 4,57 miliardi di interessi attivi, ha speso solo 778 milioni di interessi passivi. Una bella forbice tutta a favore della banca che ora tra l’altro può contare su un miliardo aggiuntivo per ogni punto in più sui tassi attivi. Quel che non dice l’ad di UniCredit è fino a che punto potrà remunerare a zero la raccolta dai depositanti. Prima o poi un minimo di remunerazione andrà riconosciuta, anche se la banca tenderà (come faranno tutti gli altri istituti di credito) a posticipare il più possibile l’adeguamento verso l’alto dei tassi sui depositi.

Il problema della recessione 

L’altra cosa che può guastare la festa è lo spettro della recessione ormai in arrivo. Se aumenteranno, come lo stesso Orcel sa bene, i tassi di default delle imprese allora la spina di nuove sofferenze potrebbe vanificare la spinta dei tassi sui ricavi con l’arrivo di nuove rettifiche sui crediti. O meglio, la banca stessa potrebbe restringere i volumi di credito da qui in poi per evitare di imbarcare nuovi crediti malati. E così l’effetto tassi sarebbe vanificato da una contrazione dei volumi. UniCredit dal canto suo è la banca che in assoluto ha oggi la migliore qualità degli asset con un rapporto tra i crediti deteriorati netti all’1,5% dei crediti totali.

Merito delle innumerevoli pulizie di bilancio e delle relative perdite degli anni pre-guida della banca da parte di Orcel.  E così se la futura recessione non impatterà troppo con nuovi carichi di sofferenze, l’ad di Piazza Gae Aulenti può dirsi ottimista. UniCredit potrebbe infatti veder salire i ricavi ben sopra i 19 miliardi, solo in virtù del beneficio dei tassi sui prestiti, tornando a un livello di ricavi pre-pandemia.

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