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L’assurda eredità dei governi Conte: 3,2 miliardi di risorse bloccate dalla burocrazia

In Governo
8 Giugno 2022
I fondi decisi dall’ex premier : dagli 1,05 miliardi per gli enti locali ai 3 milioni per la gastronomia

La mancanza dei provvedimenti che dovrebbero renderli esecutivi

Nella ricerca spasmodica di risorse, resta una voragine ancora aperta: i fondi già stanziati dai primi governi della legislatura, quelli presieduti da Giuseppe Conte, il gialloverde e il giallorosso, che di fatto sono ancora fermi. Il motivo? La mancanza dei provvedimenti che dovrebbero renderli esecutivi. Al posto dell’avvocato di Volturara Appula, come sappiamo, si è insediato Mario Draghi, eppure la musica – in tanti casi – non è affatto cambiata. La lista è lunga con uno stock complessivo di 170 decreti attuativi. Il costo è così di circa 3 miliardi e 200 milioni di euro per il mancato completamento dell’iter di norme ormai “invecchiate”, ma paradossalmente mai entrate in vigore. Le misure con un budget più cospicuo, peraltro, riguardano la transizione ecologica e la spinta alle imprese. Esattamente i temi di cui tanto l’avvocato del popolo quanto il premier in carica spesso e volentieri si sono riempiti la bocca.

Energie e imprese

Nella Legge di Bilancio 2019, l’unica firmata dall’alleanza gialloverde, era stata prevista una «Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici», con una dotazione di 300 milioni di euro spalmata sul triennio 2019-2021. Il provvedimento avrebbe stabilito, secondo quanto si legge nel testo, le «norme di coordinamento per le funzioni e le attività» del nuovo organismo. Palazzo Chigi, dopo aver ascoltato il parere del Consiglio di Stato, avrebbe quindi dovuto firmare il decreto entro il primo aprile 2019. Il testo però è tuttora fuori dai radar. Altro capitolo importante è quella relativo al «Fondo per la transizione energetica nel settore industriale» per cui è stato immaginato un investimento di 250 milioni di euro, 100 milioni per il 2020 e gli altri 150 milioni per il 2021.

Siamo a maggio 2022 e si attendono ancora novità dal ministero della Transizione ecologica, oggi guidato da Roberto Cingolani ma che ha ereditato la situazione dall’allora ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.
Ulteriori 40 milioni in tre anni erano stati messi a disposizione per erogare «contributi» alle «micro, piccole e medie imprese costituite in forma societaria, impegnate in processi di capitalizzazione, che intendano realizzare un programma di investimento». Insomma, uno stimolo al rinnovamento che è passato da Luigi Di Maio, primo ministro dello Sviluppo economico della legislatura, al suo compagno di partito ed erede al Mise, Stefano Patuanelli, titolare del dicastero nel Conte bis. La questione è finita ora nella mani di Giancarlo Giorgetti, che dovrebbe risolverla, prevedendo il regolamento per indicare «requisiti e condizioni di accesso e la determinazione dei criteri, delle condizioni e delle procedure».

I più sostanziosi

L’importo più sostanzioso, però, riguarda una misura varata dal Conte giallorosso, e che sarebbe spettata all’allora ministro dell’Economia e attuale sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Si tratta del miliardo e 50 milioni di euro (350 milioni per ogni anno su un triennio) per il «riparto del concorso alla finanza pubblica da parte dei comuni, delle province e delle città metropolitane a seguito dei risparmi connessi alla riorganizzazione dei servizi anche attraverso la digitalizzazione e il potenziamento del lavoro agile». Caso singolare: se Gualtieri ci avesse pensato prima, oggi da primo cittadino ne avrebbe tratto qualche beneficio.

Ma non è finita qui. Sempre in quel governo era stato messo a disposizione un fondo da destinare alle Regioni per il Sistema sanitario nazionale «in relazione al numero dei lavoratori extracomunitari emersi». La somma di 850 milioni di euro è bloccata al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, affidato ad Andrea Orlando.

Trasporti e istruzione

Altri 150 milioni di euro sono fermi al Ministero delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili: quelle risorse servirebbero per alimentare il «fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane». Si parla dunque di facilitare le corsie da destinare alle due ruote, ma dal passaggio di consegne tra Paola De Micheli ed Enrico Giovannini nulla è cambiato: serve la firma finale per sbloccare la pratica.

Altri esempi? Sempre al Mims sono stoccati 90 milioni destinati, almeno nelle intenzioni, alle «imprese che effettuano servizi di trasporto ferroviario di passeggeri e di merci non soggetti a obblighi di servizio pubblico». E stesso discorso vale per i 49 milioni di euro, impantanati al Ministero dell’università, necessari per «l’approvazione e l’aggiornamento del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra)». Un progetto, tanto per dire, iniziato nel 1985. E addirittura non sono stati ancora spesi i 3 milioni di euro destinati «alla valorizzazione delle tradizioni enogastronomiche, delle produzioni agroalimentari e industriali italiane e della dieta mediterranea e del contrasto dei fenomeni di contraffazione e di Italian sounding». È il caso perfetto in cui la burocrazia tiene a digiuno il Paese.