Governo, convocato il CdM su ddl sicurezza e decreti delega fiscale
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GovernoIn evidenza Gio 16 novembre 2023

Governo, convocato il Cdm su sicurezza e decreti delega fiscale

Tre nuovi decreti legislativi di attuazione della delega fiscale sul contenzioso tributario e l'adempimento collaborativo, un dl in materia di sicurezza e normative europee Governo, convocato il Cdm su sicurezza e decreti delega fiscale
Redazione Verità&Affari
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Redazione Verità&Affari

La convocazione per il Consiglio dei ministri è prevista per oggi, giovedì 16 novembre 2023, alle ore 13.30 a Palazzo Chigi. All’ordine del giorno, tre nuovi decreti legislativi di attuazione della delega fiscale sul contenzioso tributario e l’adempimento collaborativo, un disegno di legge in materia di sicurezza e una serie di decreti legislativi legati alle normative europee.

Al vaglio di Palazzo Chigi ci sarà innanzi tutto il ddl sicurezza, che stando ad una bozza circolata nelle ultime ore dovrebbe contenere norme ad hoc per la tutela delle forze di polizia e delle vittime dei reati di mafia e di usura, attraverso un inasprimento delle sanzioni, misure in materia di valorizzazione del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico e la riforma della polizia locale.

Contenuta in uno dei disegni di legge sulla sicurezza anche un’aggravante per chi truffa gli anziani. In quest’ultimo caso, la pena, secondo quanto si legge in una bozza del provvedimento, innalza la reclusione prevista dagli attuali 1-5 anni a 2-6 anni, con l’introduzione di una multa da 700 a 3.000 euro, consentendo così l’applicazione della misura cautelare in carcere.

Bozza ddl, rinvio pena facoltativo per donne incinte

Fra le norme del ddl sicurezza c’è inoltre il rinvio “facoltativo” della pena facoltativo, non più obbligatorio, a favore delle donne incinte e delle madri con figli fino al compimento di un anno d’età. E, in ogni caso, l’esecuzione della pena dovrà avvenire presso gli istituti a custodia attenuata e non in carcere.

Fra le norme in tema di sicurezza entra anche una norma repressiva contro le rivolte in carcere, che prevede fino a 8 anni di reclusione per chi organizza e dirige una rivolta in carcere e fino a 5 anni per chi vi partecipa. Inoltre, se la rivolta prevede l’uso di armi la pena è innalzata fino a 10 anni di reclusione e se, nel corso della rivolta, qualcuno dovesse rimanere ucciso o riportare lesioni, la pena è innalzata fino ad 20 anni.

Tutto questo sarà disciplinato dal nuovo articolo 415 bis, inserito nel codice penale intitolato “Rivolta in istituto penitenziario”. “Chiunque, all’interno di un istituto penitenziario – recita l’articolo – mediante atti di violenza o minaccia, tentativi di evasione, di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti, commessi/posti in essere in tre o più persone riunite, promuove, organizza, dirige una rivolta è punito con la reclusione da due a otto anni”.

All’esame del CdM, infine, alcune norme contro le occupazioni di beni privati e norme per colpire chi detiene materiale informativo utile alla costruzione di ordigni.

(Teleborsa) 

 

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