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Le famiglie italiane più povere, per la casa se ne va un terzo dello stipendio

In Immobiliare
20 Settembre 2022

Il costo della casa per le famiglie

Nulla di nuovo. Per le fasce benestanti della popolazione i rincari energetici, dei costi delle materie prime e dei finanziamenti hanno un peso e per quelle meno abbienti un altro. Era risaputo, ma poi quando ci si ritrova davanti ai numeri evidenziati dall’Istat relativi alla casa ci si meraviglia comunque. In pratica le famiglie più benestanti spendono per l’abitazione in media 363 euro al mese su redditi medi di 5.473 euro mentre quelle con i redditi più bassi spendono in media per la casa 288 euro su 893 (il 32,3%).
La spesa per i proprietari risulta superiore quando la casa è soggetta a mutuo (377 euro) mentre se si considera tra gli oneri relativi all’abitazione anche la restituzione della quota in conto capitale compresa nella rata la spesa sale a 749 euro.

Chi vive in affitto

«L’affitto – si legge nel report dell’Istat – è più diffuso tra le famiglie meno abbienti». Nel quinto di famiglie più povero la percentuale di quelle in affitto è pari al 31,8% mentre si riduce all’11,3% tra le famiglie più benestanti. A vivere in affitto sono le famiglie di più recente costituzione, il 47,8% delle persone sole con meno di 35 anni e il 39,9% delle giovani coppie senza figli.

Percentuali elevate si osservano anche tra le persone sole di 35-64 anni (33,2%), tra le famiglie con un solo genitore con figli minori (30,8%) e tra quelle con almeno tre minori (33,7%). Vive, infine, in questa condizione il 35,5% delle famiglie in cui il principale percettore di reddito è disoccupato e il 68,5% delle famiglie con stranieri (quota che sale al 73,8% per le famiglie composte da soli stranieri, dove poco più di una famiglia su dieci vive in una casa di proprietà.

La frequenza più elevata di famiglie in usufrutto o a titolo gratuito si riscontra tra le persone sole fino a 34 anni di età (22,4%) – e più in generale tra le famiglie di recente formazione – e tra quelle con un solo genitore con figli minori (15,5%) – presumibilmente per via della presenza di madri sole che vivono nella Casa di proprietà dell’ex partner o di altri familiari.

La percentuale è alta anche tra i disoccupati e le famiglie di soli stranieri: in questo caso si tratta in prevalenza di abitazioni ad uso gratuito. Le famiglie residenti in Italia vivono prevalentemente in appartamento (57,3%), mentre il 42,1% abita in ville, villini o casali unifamiliari o plurifamiliari (con accessi indipendenti). Nei centri delle aree metropolitane, oltre il 90% delle famiglie residenti vive in appartamento mentre tale percentuale è superiore al 70% nei comuni con oltre 50mila abitanti.

La ristrutturazione delle case

Altro dato che balza all’occhio è quello dell’età del parco abitativo italiano. Il 70% delle famiglie, infatti, vive in abitazioni più vecchie di 30 anni. Messo in altri termini, oltre il 70% dei nuclei italiani risiede in immobili costruiti prima del 1990 e oltre una famiglia su dieci vive in abitazioni precedenti al 1950, in particolare il 17,9% delle famiglie che vive nei centri di area metropolitana. Quelle che vivono in abitazioni costruite dal 1990 al 2021, pari al 22,7%, sono più frequenti nei comuni delle periferie delle aree metropolitane e nei comuni tra i 10.000 e i 50.000 abitanti.

Sono in generale le più abbienti ad abitare in immobili di costruzione più recente. Nel 2021, la presenza di strutture danneggiate (tetti, soffitti, finestre o pavimenti) riguarda l’11,1% delle famiglie residenti, mentre il 13,7% lamenta problemi di umidità nei muri, nei pavimenti, nei soffitti o nelle fondamenta. Percentuali minori di famiglie dichiarano una scarsa luminosità delle abitazioni (6,4%).fa

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