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Investimenti, occupazione, gettito: ecco i veri numeri del Superbonus 110%

In Immobiliare
17 Novembre 2022
superbonus

I numeri del Superbonus 110%

Non tutto il superbonus 110% viene per nuocere. Uno studio del Censis, realizzato in collaborazione con Harley&Dikkinson e la filiera delle costruzioni (che comprende imprese e professionisti) ha provato a mettere un po’ di ordine nei numeri della misura che, secondo il governo è costata 60 miliardi a beneficio di pochi. Il Censis ha invece stimato che i 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati all’utilizzo del Superecobonus hanno attivato un valore nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici diretti e indiretti per un totale di almeno 115 miliardi.

«Si può stimare che una spesa così consistente abbia generato un gettito fiscale rilevante (43 miliardi) che può ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato. Ogni 100 euro di spesa per Superecobonus costerebbero effettivamente allo Stato 30 euro». Alla fine dunque la cifra potrebbe essere ricompresa in quei 30 miliardi stanziati all’inizio per la misura. E poi ci sono state le ricadute occupazionali. La stima per il periodo che va dal 2022 al 2022 è di 900 mila posti di lavoro, oltre ovviamente alla crescita del Pil.

Ma il brusco cambio di passo sul Superbonus 110 pensato dal governo Meloni che di fatto ferma le possibilità per l’accesso al medesimo al 25 novembre termine ultimo per presentare la pratica di inzio lavori al Comune di appartenenza dell’immobile sta creando problemi alle imprese edili e ai condomini. Infatti molti lavori già deliberati in assemblea di condominio che dovevano prendere il via rischiano di essere fermati perchè il nuovo superbonus al 90% viene considerato inefficace. E poi c’è il problema dei crediti d’imposta che le banche non vogliono più perchè hanno terminato la capienza fiscale.

Così ieri il ministro per i rapporti con il parlamento Luca Ciriani ha affermato che «le misure sul superbonus nel decreto legge aiuti quater saranno volte a consentire, a determinate condizioni, che le cessioni dei crediti o gli sconti in luogo del corrispettivo dovuto possano essere ripartite in un lasso temporale più ampio di quello già previsto a legislazione vigente». Insomma le banche potrebbero spalmare su più anni, oggi sono solo 4, il credito fiscale acquisito.

Il risvolto della medaglia e che gli istituti alzerebbero ovviamente l’asticella degli interessi. E dunque se in un primo tempo per il 110% si riusciva a spuntare il 102% dalla banca, adesso la percentuale scende anche fino all’80%. La pezza sarebbe peggio del buco. «C’è stato un effetto positivo per l’economia – ha detto il viceministro all’economia Maurizio Leo che ha partecipato al convegno Censis- ma ci sono state anche problemi in particolare sul bonus facciate dove non c’erano controlli. Risultato: si sono generate ingenti masse sui cassetti fiscali che non possono sfociare in un utilizzo».

Il pasticcio superbonus è di difficile risoluzione. Per il viceministro i crediti fiscali delle banche potrebbero essere assorbiti anche dagli F24 dei clienti e quel 10% che manca al nuovo superbonus al 90% potrebbe essere colmato da un fondo ad hoc per le persone non abbienti. Misura possibile per le villette dove decide il singolo ma non certo nei rissosi condomini.