Il rialzo dei tassi frena i nuovi mutui e la rata media sale del 28%
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ImmobiliarePrimo piano Mar 18 luglio 2023

Il rialzo dei tassi frena i nuovi mutui per le case e la rata sale del 28%

Nel primo semestre l'importo medio richiesto invece rimane pressoché stabile (-0,6%), con un valore complessivo di 144.279 euro. Il rialzo dei tassi frena i nuovi mutui per le case e la rata sale del 28%
Redazione Verità&Affari
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Redazione Verità&Affari

I primi 6 mesi dell’anno sono stati caratterizzati da una profonda cautela per quanto riguarda il credito alle famiglie, e anche la domanda dei mutui immobiliari ha subito un contraccolpo, derivato principalmente dall’innalzamento dei tassi interesse. Infatti, tra le principali evidenze emerse dall’analisi del Barometro Mutui di CRIF, emerge che nel primo semestre 2023 le richieste dei mutui hanno fatto segnare una contrazione del 22,4% rispetto al corrispondente periodo del 2022; valore che continua a essere influenzato dal fenomeno delle surroghe. Queste ultime hanno subito una flessione del 30,8%, mentre i nuovi mutui erogati si sono contratti del 21,6%. Anche se guardiamo solo al mese di giugno, si conferma il trend negativo della domanda con una frenata del -11,6%.

L’importo medio del mutuo

Nel primo semestre l’importo medio richiesto invece rimane pressoché stabile (-0,6%), con un valore complessivo di 144.279 euro. Invece considerando il solo mese di giugno, si registra una leggera contrazione dell’1,1%. A causa dell’aumento dei costi dei mutui a tasso variabile, collegato all’incremento dei tassi, a marzo 2023 la rata è aumentata mediamente del 28% rispetto ai minimi di metà 2022, con un picco del +40% per i mutui di più recente erogazione, dove la rata media passa da 616 Euro a 865 Euro. L’impatto è oggi ancora più significativo considerando gli ulteriori incrementi dei tassi di maggio (+0,75%) e giugno (+0,25%).

Per il 65% dei mutui in bonis (cioè senza rate scadute e non pagate), l’aumento dei tassi ha comportato un aumento del montante (calcolato in modo semplificato, come somma algebrica delle rate residue) tra gennaio 2022 e marzo 2023, nonostante le rate pagate nei 14 mesi trascorsi. Per i mutui più recenti, questo ha determinato un significativo aumento dell’indebitamento complessivo delle famiglie del 24% in poco più di un semestre, pari a circa 34mila Euro per contratto.

“L’innalzamento dei tassi di interesse fissati dalla BCE ha inevitabilmente frenato la richiesta dei mutui e, di conseguenza, le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con una perdita del potere d’acquisto che pesa inevitabilmente sulle decisioni di spesa – commenta Simone Capecchi, executive director di CRIF -. Gli effetti di un’inflazione persistente sui bilanci delle famiglie, in presenza di tassi d’interesse più elevati porteranno, dopo anni in cui il livello di rischio era stato molto contenuto, a un peggioramento dei tassi di default. Le logiche di offerta degli ultimi anni e la domanda delle famiglie più prudente, manterranno i tassi di default su valori inferiori alle passate crisi economiche, limitati anche da un livello di indebitamento delle famiglie che rimane basso (circa il 60% nel triennio di previsione), soprattutto se paragonato al resto d’Europa (94% nel 2022)”.

Gli importi richiesti

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel primo semestre del 2023 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane, con circa il 30% del totale; percentuale in linea con il corrispondente periodo del 2022. Al secondo posto, con il 25,9%, rimane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro.

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata, emerge invece che la fascia più rilevante è quella tra i 25–30 anni, con il 36,7% del totale dei mutui. Nel complesso, 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori ai 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni che pesino il meno possibile sul bilancio familiare. Per quanto riguarda la classe di età vediamo che le fasce 25-34 e 35-44 anni rappresentano una fetta del 61,3% della richiesta, cui segue quella di chi ha 45-54 anni che rappresenta il 23,4%. (Teleborsa) 

 

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