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I distretti tornano a vedere la luce, balzo nella crescita in attesa del Pnrr

In Imprese
24 Giugno 2022

Il rapporto di Intesa Sanpaolo sui Distretti

Il fatturato ha registrato un rimbalzo del +25,2%. L’invasione russa dell’Ucraina ha modificato sì lo scenario macroeconomico, «rendendolo complesso e incerto», con Veneto (per 805 milioni di euro), Lombardia (771 milioni) e Emilia-Romagna (531 milioni) tra le regioni più esposte. Ma allo stesso tempo, anche con i problemi di approvvigionamento delle materie prime, che porteranno in prospettiva ad una dimensione più locale delle forniture, si potranno aprire diverse opportunità per le imprese italiane. In questo contesto si muovono i Distretti industriali, descritti nel 14simo rapporto di Intesa Sanpaolo. Uno studio, su base annuale, che dimostra la centralità delle filiere produttive nazionali come fattore di competitività per i prossimi anni.

«Nei distretti la distanza media degli approvvigionamenti è molto contenuta, benché aumentata nel corso della pandemia: nel 2021 è stata pari a 116 chilometri, 24 in meno rispetto alle aree non distrettuali. È più elevato il numero medio di fornitori per azienda», spiega il responsabile della ricerca Industry & Banking Fabrizio Guelpa. La capacità di presidiare i mercati esteri è un punto di forza dei Distretti, che storicamente presentano una maggiore internazionalizzazione, misurata dal numero di partecipate estere. I dati lo confermano: nel primo trimestre dell’anno l’export è aumentato del 19,3%, con punte superiori al 20% in molte regioni, come in Lombardia (+25,5%), Umbria (+25,2%) e il Friuli-Venezia Giulia (+24,5%). I distretti possono poi contare su un nucleo di aziende trainanti, che si sono dimostrate resilienti durante la pandemia. Si tratta di 845 imprese distrettuali, pari al 4,7% del totale, che nel corso del 2020 sono cresciute, registrando buoni livelli di ebitda (oltre l’8%) e un grado di patrimonializzazione superiore al 20%, portando un aumento degli addetti tra il 2018 e il 2020.

I migliori distretti italiani

«Molte delle realtà imprenditoriali più resilienti sono attive nei distretti che meglio di altri hanno affrontato la crisi pandemica», ha aggiunto il chief economist Gregorio De Felice. Dallo studio di alcuni settori del Nordest ad alta vocazione distrettuale, come l’agro-alimentare, il legno-arredo e la meccanica, emerge inoltre un quadro caratterizzato da un’accelerazione nell’adozione di tecnologie Industry 4.0. Ai primi tre posti della classifica dei migliori distretti italiani si posizionano le Macchine agricole di Padova e Vicenza, la Camperistica della Val d’Elsa e le Macchine agricole di Reggio Emilia e Modena. Ma se i punti di forza descritti rappresentano le risorse cruciali dei distretti, allo stesso tempo non sufficienti per affrontare il difficile contesto economico che si sta delineando.

Bisogna fare di più, sottolinea il rapporto della banca. Nell’ultimo triennio poco meno di un’impresa su tre, infatti, ha acquistato macchinari efficienti che riducono il consumo energetico. Un altro punto dolente è quello della governance: la quota di imprese che ha apportato modifiche alla testa di comando è stata solo del 12,2%. In questo senso anche il Pnrr rappresenta un’opportunità per questo sistema economico. «Intesa Sanpaolo ha previsto 400 miliardi di erogazioni a medio-lungo termine, a supporto del Pnrr, di cui 270 destinati alle imprese – ha ricordato il presidente del Consiglio di amministrazione della banca Gian Maria Gros-Pietro -. Siamo di fronte ad una grande opportunità. La liquidità c’è, è il momento di attivare il capitale dormiente e far ripartire gli investimenti». E i distretti industriali sono in prima linea.

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Giornalista, esperto di nuovi media e digitale. Responsabile dell'edizione online del quotidiano