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Da Barilla a Reynaldi quando le aziende dividono gli utili con i dipendenti

In Imprese
29 Luglio 2022
L’azienda cresce del 25% all’anno. Da Sant’Anna a Brembo, ecco chi sostiene i lavoratori

Gli utili in regalo ai dipendenti

Una crema contro il carovita. L’ha studiata Marco Piccolo, alla guida dell’azienda familiare di cosmetici Reynaldi di Rivoli, alle porte di Torino. Piccolo da tre anni distribuisce infatti metà degli utili ai dipendenti: è la sua ricetta per aiutarli ad affrontare il carovita, ma anche per coinvolgerli nei destini della società.

Una strategia, che più di un lifting, sta ottenendo risultati tangibili. «L’anno scorso hanno avuto cinque mensilità extra in busta paga – spiega Piccolo – quest’anno tre perché capitalizziamo una parte dei profitti. Non è una cifra fissa, ma dipende dagli utili che conseguiamo grazie al lavoro di tutti. Per noi i lavoratori sono come soci. Fatica e impegno vanno premiati, e loro si sentono parte del progetto». L’imprenditore dal 2000 gestisce con il fratello l’azienda familiare che all’inizio, negli anni ‘80, contava un negozio di 60 metriquadri e oggi è un grande laboratorio di cosmetici di 75 mila metriquadri con produzione e vendita al dettaglio, 75 addetti, ed una produzione di centomila pezzi ogni giorno per clienti di tutto il mondo, anche multinazionali.

La Reynaldi

«Dal 2008 cresciamo del 25 per cento ogni anno e abbiamo margini che sono cinque volte la media del settore – sottolinea Piccolo. – Investiamo il 13% in ricerca e sviluppo, recuperiamo le acque di produzione, abbiamo pannelli fotovoltaici e zero emissioni di Co2, ricicliamo il 97% dei rifiuti».

«Lo stipendio medio dei nostri dipendenti, che io preferisco chiamare collaboratori, è il 37% superiore a quello della media del settore, paghiamo gli straordinari, ci sono premi di produzione contrattualizzati – dice ancora l’imprenditore -. Alle 16,30 finisce la produzione, alle 17,30 chiudiamo gli uffici: si deve avere la possibilità di andare a prendere i figli a scuola, di avere una vita sociale. In fabbrica bisogna stare bene ed essere felici. La crescita dell’azienda dimostra che questa formula ha successo». La Reynaldi è stata anche segnalata dalla Commissione Europea in un documento sulle best practice.

La scelta di Acqua Sant’Anna

Ma in questo periodo complesso, tra Covid e carovita, non sono poche le imprese che decidono di sostenere i propri dipendenti. E’ il caso di Acqua Sant’Anna. «Ci hanno fatto una sorpresa. Siamo andati a casa e i soldi erano già sul conto»: spiegano i dipendenti dello stabilimento di Vinadio (Cuneo), che hanno appena ricevuto uno stipendio in più, la 15/a mensilità. La sorpresa è arrivata il 26, nel giorno di Sant’Anna, patrona del paese e per i 26 anni dell’azienda. «Mangiare una pizza in quattro costa troppo ormai e abbiamo rinunciato spesso, invece adesso possiamo farlo senza pensarci, qualche volta in più»: è il commento di un cinquantenne. «Io ho 30 anni – spiega un altro operaio – e vorrei comprare casa, quindi metto i soldi da parte e con questo stipendio in più mi sento più tranquillo».

L’operazione è stata un’idea di Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato dell’azienda che ha chiesto al cda di stanziare circa 400 mila per i 200 lavoratori. «Avevo partorito l’idea da tanto tempo – spiega -. Negli anni abbiamo dato prima contributi a tutta la vallata, agli ospedali. Ho pensato che ora bisognava premiare i nostri collaboratori».

Da Ferrari a Barilla

Ma da quando è scoppiata la pandemia la lista delle aziende generose con i dipendenti si è allungata. Da Ferrari che ha stanziato 2.100 euro lordi come bonus a Luxottica il cui premio straordinario di risultato è arrivato a 3.800 euro. E ancora Ferrero con un bonus di 2.100 euro. E poi De Longhi che ha stanziato 11 milioni di euro sempre per i dipendenti. In lista anche Barilla con 1.000 euro in più. Non certo ultima la Brembo che ha regalato 1000 euro a dipendente contro il carovita. Questi i nomi più noti. Ma molte piccole e medie imprese in questo periodo si sono strette ai propri dipendenti. La forza del made in Italy nasce anche da qui.