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Mister Calzedonia corre veloce, va meglio di Armani e Prada

In Imprese
24 Novembre 2022

Calzedonia meglio di Armani e Prada

Si pensa alla moda e vengono subito in mente le grandi maison. Da Armani a Prada fino a Gucci. Simboli del lusso italiano noti nel mondo. Ma c’è chi dentro il mondo del made in Italy dell’abbigliamento pur godendo di minor allure vince però la gara di fatturato e utili.

È il caso di Calzedonia, l’azienda veronese che produce e vende mutande, calze, collant e intimo in genere che si appresta da qui al 2023 a toccare la soglia dei 3 miliardi di fatturato. Già a fine del 2021 batteva quanto a valore delle vendite il re della moda italiana, Armani e si collocava alle spalle di un’altra griffe famosa come Prada. Il gruppo fondato a metà degli anni 80 da Sandro Veronesi è un esempio clamoroso di grande successo imprenditoriale. Facile fare soldi con abiti e borsette a prezzi stellari, più difficile fare soldi con mutande e calze che hanno prezzi unitari a portata di tutti, e in cui per guadagnare devi fare volumi di vendite altissimi.

Calzedonia ce l’ha fatta e non da ieri. Nel 2021 ha realizzato ben 2,5 miliardi di fatturato a livello di consolidato. Recuperando la caduta dei ricavi del 2020, l’anno dei lockdown dei negozi e superando il valore delle vendite del 2019. Il tasso di crescita dei fatturati è costante ed elevato. Dieci anni fa Calzedonia fatturava “solo” 1,3 miliardi. In 10 anni i ricavi sono corsi al raddoppio. La crescita annua viaggia in media poco sopra, poco sotto il 10%. Ha fatto eccezione solo l’anno del Covid con una contrazione del 19%, subito più che recuperata nel 2021.

I ricavi

Di questo passo tempo uno-due anni il traguardo dei 3 miliardi di ricavi è quanto mai vicino. Ma il fatturato da solo dice poco sullo stato di salute di un’azienda. Occorre guardare redditività e solidità finanziaria per stabilire quanto un’azienda sia una storia di successo. Ebbene Calzedonia ha numeri da far invidia ai marchi blasonati e ricchi della moda italiana pur avendo un prodotto “povero”. Il livello dei margini industriali è molto elevato. Nel 2021 il Mol sul fatturato ha superato il 30% dei ricavi.

E il risultato operativo valeva l’anno scorso oltre 350 milioni di euro, ben il 14% del giro d’affari. E con l’utile netto pari a 255 milioni, di fatto il 10% del fatturato. Tanto per dare un’idea di quella macchina da guerra che è Calzedonia, Re Giorgio con la sua Armani ha realizzato un fatturato diretto di 2 miliardi con un utile netto di 170 milioni. E per allargare il campo di confronto Prada ha realizzato nel 2021 ricavi per 3,3 miliardi ma con un utile netto di poco meno di 300 milioni, con un’incidenza sui ricavi dell’8,8%, un punto percentuale in meno di Calzedonia.

La marcia trionfale dell’azienda fondata da Veronesi a metà degli anni 80 è fatta di un continuo allargamento del perimetro, sia come marchi che come presenza estera. Sotto Calzedonia holding ci stanno i marchi di Intimissimi e Tezenis cui negli ultimi anni si è affiancato il marchio Falconeri, di gamma alta specializzato nei filati in cashmere.

Negozi monomarca

Il gruppo distribuisce i propri prodotti in circa 50 paesi e gestisce una rete di vendita di 5mila negozi monomarca, di cui 3mila all’estero e conta 40mila dipendenti in giro per il mondo. I maggiori concorrenti sono i grandi player internazionali tra cui il gruppo spagnolo Zara e la svedese H&M Hennes & Mauritz. Di recente il gruppo Calzedonia è entrato nella ristorazione con il marchio Signorvino.

Oltre a produrre in Italia, Calzedonia ha stabilimenti all’estero, in particolare in Sri Lanka, nell’Est Europa e in Etiopia. Quanto alla struttura finanziaria del gruppo, tanta redditività in crescita negli anni è finita ad accrescere il patrimonio netto che oggi è di oltre 2,8 miliardi di euro. I debiti finanziari contano solo per poco più di 660 milioni di euro e in cassa a fine del 2021 c’era un miliardo di liquidità. Munizioni per crescere ancora senza indebitarsi.