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La caldissima estate dei re dei condizionatori (e le temperature non c’entrano)

In Imprese
5 Luglio 2022
Il gruppo è senza amministratore delegato e deve fronteggiare il rallentamento delle vendite

La situazione della De’ Longhi

Sarà un’estate caldissima anche per i re italiani dei condizionatori e per la De’ Longhi di Treviso. Prima il conflitto in Ucraina, che ha costretto l’azienda a rivedere la guidance 2022 con la previsione di ricavi organici in linea con il 2021 (rispetto a una crescita attorno al 5% preventivata a gennaio). Poi, a fine giugno scorso, le dimissioni dell’amministratore delegato Massimo Garavaglia, che lascerà il gruppo il prossimo 31 agosto per «motivi personali».

Il doppio colpo in Borsa

Un doppio colpo accusato a Piazza Affari, dove il titolo ha perso il 18% del suo valore in tre mesi. E che ha riportato bruscamente nelle mani di Giuseppe De’ Longhi e del figlio Fabio, rispettivamente presidente e vicepresidente, i destini di uno dei simboli del nordest industriale. Non una novità per un’azienda che, in 120 anni di storia, si è affidata a manager esterni solo in poche e circostanziate fasi. Come fra il 2000 e il 2005, quando il compito di portare il gruppo in Borsa (nel 2001) e di guidare una delicata fase di riorganizzazione aziendale, con tanto di delocalizzazione in Cina di parte della produzione, fu affidato a Stefano Beraldo. E come nel 2020, quando appunto Fabio De’ Longhi decise di lasciare la gestione operativa a Garavaglia.

La storia

Certo, la De’ Longhi di oggi è tutt’altra cosa rispetto all’officina avviata nel 1902 dal nonno Danilo per la produzione artigianale di stufe a legna. E portata avanti per sessant’anni così come tante anonime microimprese nate come funghi in Veneto nel corso del Novecento: l’officina diventò un laboratorio, passando alla realizzazione di componenti per stufe a kerosene e cucine a legna, fino alle pompe per spruzzare il solfato di rame sulle viti. La vera svolta coincise con l’ingresso del figlio di Danilo De’ Longhi, Giuseppe detto Bepi: classe 1939, laureatosi in Economia e commercio all’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 1962, dopo il servizio militare rilevò nel 1964 anche le quote dello zio.

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