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ImpresePrimo piano Mer 25 gennaio 2023

Generalfinance guarda all'estero: "Nel 2023 i primi clienti in Grecia e Spagna"

Dopo lo sbarco in Borsa la società di factoring prepara le prossime mosse: "Non abbiamo in programma operazioni di M&A"

Generalfinance punta Grecia e Spagna

Negli ultimi 40 anni è successo un po’ di tutto. Dall’inflazione al 20% al crac Lehman, dalle stagioni del denaro a costo sotto zero per arrivare ai giorni nostri, quelli dove i fattori esogeni – Covid e guerra in Ucraina su tutti – prevalgono sul resto. Ogni “era” economica ha le sue peculiarità che porta a seconda dei casi a un incremento o alla riduzione del numero di aziende in crisi o difficoltà e che di conseguenza hanno bisogno di un sostegno non solo finanziario ma anche industriale per tirare avanti. Il mestiere di Generalfinance. L’azienda nata nel 1982 da un’idea di Armando Gianolli (il papà dell’attuale ad Massimo) che otto lustri fa ha fondato Prestoleasing.

Factroring, ma non solo. Perché nel “menù” del gruppo c’è anche l’attività di “accompagnamento” delle aziende in tutto il percorso che parte dal manifestarsi delle prime crepe fino all’apertura delle procedure di risanamento. Insomma, chi meglio di Massimo Gianolli può raccontarci l’evoluzione del sistema imprenditoriale italiano: una miriade di piccole e medie imprese a conduzione familiare con un’indole poco propensa ad aprirsi all’esterno.

È ancora cosi?

“Guardi, se devo indicare una caratteristica immutabile nel tempo delle aziende che supportiamo non posso che ricordare la capacità di reagire con forza e inventiva ai momenti di difficoltà. Anzi da un certo punto di vista si potrebbe dire che nei momenti di difficoltà viene fuori il meglio del nostro saper fare”.

Grande capacità di reazione accompagnata però da una ritrosia a far entrare fondi, advisor o altri attori esterni.

“Il Dna è un po’ questo, vero, ma nel tempo le cose sono cambiate e stanno cambiando ancora. Se mi permette la metafora, noi siamo un po’ dei dottori che entrano in azienda fornendo delle medicine che possono evitare la malattia del paziente-impresa. Negli anni la tipologia delle medicine e il numeri dei dottori specializzati è aumentato a dismisura con l’obiettivo di migliorare le cura del paziente. Elemento fondamentale: la cura corretta dell’impresa significa preservare posti di lavoro, evitando impatti negativi a livello sociale e la perdita di valore per il Paese”.

Fuor di metafora?

“Il mondo è cambiato. Fino a pochi anni fa era inimmaginabile l’intervento dello Stato nelle forme che oggi sono ormai consuete. Basti pensare a Invitalia e a tutte le partecipazioni, ma non solo, in piccole medie imprese che hanno bisogno di un supporto. E non c’è solo Invitalia. Esistono i fondi e le società specializzate come la nostra. La volontà è quella di non far fallire l’impresa e salvaguardare i posti di lavoro. Gli imprenditori vedono tutto questo e tendono a fidarsi di più”.

C’è solo un incremento delle medicine o anche una “crescita” della consapevolezza del paziente.

“No, in realtà c’è anche una maggiore professionalità e managerialità. In buona sostanza, gli eredi di oggi vedono che far entrare un fondo nella governance non vuol dire perdere l’azienda, anzi, spesso significa iniziare un processo di ristrutturazione al termine del quale l’impresa resta in famiglia ed esce rafforzata”.

Motivi delle difficoltà aziendali?

“Da questo punto di vista devo dirle che l’errore di fare il passo più lungo della gamba resta una costante. Succede che ci si faccia prendere la mano nell’acquisto di un altro macchinario o di un nuovo capannone, insomma si esageri con l’indebitamento non avendo poi la possibilità di rientrare. Se poi aggiunge Covid e guerra capirà che tante situazioni “border line” sono ben presto precipitate”.

Ci vede in questo passo più lungo della gamba una mancanza di managerialità?

“Inutile nasconderselo, in molti casi è così. E questo dipende anche dall’aspetto dimensionale dell’impresa. Le imprese italiane sono in media più piccole rispetto a quelle degli altri principali paesi europei. Va comunque sottolineato che le cose dal punto di vista della professionalità stanno migliorando e non è un luogo comune”.

A questo punto entrate in scena voi.

“Sì. Nella stragrande maggioranza dei casi siamo chiamati a intervenire dagli imprenditori stessi, dal sistema bancario, dagli advisor o dai legali e dai fondi di investimento. Mi lasci dire che siamo una clinica riconosciuta”.

Che può anche decidere di non accettare un paziente?

“Assolutamente sì. C’è un’importante fase di valutazione del rischio dietro la nostra attività. Ed è successo più di una volta che questa fase di valutazione ci portasse poi a non accettare alcune aziende per mancanza dei corretti presupposti”.

La vostra crescita è stata sempre molto graduale. Dopo l’approdo in Borsa nel 2022, l’anno in corso può essere quello buono per andare all’estero?

“Siamo ancora in una fase crescita, ma entro l’anno contiamo di avere i primi clienti all’estero. Ci sono dei mercati che stiamo monitorando e studiando da un po’ di tempo. La decisione parte da un dato di fatto: in Europa non c’è un’altra Generalfinance, un’altra azienda che ha le nostre caratteristiche, ma c’è comunque bisogno di supporto alle imprese”.  

Differenze degli altri mercati rispetto all’Italia?

“Se devo essere sincero in questo momento non sono in grado di risponderle in modo puntuale. Sappiamo però che per presenza di prestiti Utp (unlikely to pay), per il sistema normativo e per le caratteristiche del tessuto imprenditoriale ci sono alcuni mercati (Grecia, Spagna) che ci interessano”.

Prima Grecia o Spagna?

“In questo momento forse il progetto in fase più avanzata riguarda la Grecia, ma è tutto in costante evoluzione”.

E l’evoluzione potrebbe portare anche a operazioni di m&a?

“Non abbiamo all’orizzonte acquisizioni o fusioni. Cosa diverse è la possibilità di creare delle sinergie o joint venture con aziende locali”.

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