424 visite 4 minuti 0 commenti

Tim, Labriola prepara 1.200 prepensionamenti in vista del piano industriale

In Imprese
8 Giugno 2022
Sindacati verso lo sciopero il 21 giugno. Nessuna novità sulla rete unica dopo il no francese

Il nuovo piano industriale di Tim

Nel disperato tentativo di realizzare velocemente la rete unica con Open Fiber, Tim inizia a ridurre il numero di dipendenti. Fra giugno e novembre di quest’anno andranno via 1200 persone attraverso prepensionamenti previsti dalla legge Fornero. L’operazione servirà ad alleggerire il conto economico dell’azienda ed indirettamente rendere più facile una eventuale, per nulla scontata, intesa sulla rete unica con la rivale Open Fiber.

Secondo fonti sindacali, i prepensionamenti potrebbero essere solo l’inizio di una più ampia operazione di revisione dell’organico in vista della presentazione del piano industriale del prossimo 7 luglio. Non senza un nuovo elenco di tagli dei costi fra cui potrebbero esserci anche i buoni pasto dei dipendenti. Una sforbiciata, quest’ultima, al momento ancora sul tavolo, ma che ricorda da lontano le proposte dell’ex ad Flavio Cattaneo che per risparmiare invitò i dipendenti con uso di auto aziendali a rifornirsi ai self-service e non al servizio servito dai benzinai. Salvo poi all’uscita da Tim incassare una maxi-liquidazione.

I prepensionamenti di Tim

La questione è stata discussa ieri in un incontro con i sindacati in cui si è parlato di Isopensione, ovvero del versamento di un assegno mensile sino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. Inclusi i contributi. Al termine di un lungo incontro, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola ha siglato un accordo con i sindacati in cui si prevede che la società anticiperà al massimo 5 anni di copertura. Verrà data precedenza al personale tecnico e ai progettisti di rete (poi seguiranno gli altri). Nei termini dell’intesa, la raccolta delle manifestazioni di interesse partirà a stretto giro per avere il quadro chiaro entro giugno.

Basterà?

Per alcuni sindacati, soprattutto se la rete unica non decolla a breve, il ritocco non sarà sufficiente. Con il rischio concreto di ricalcare modelli di ristrutturazione in stile Alitalia. E cioè con la bad company nei servizi di telefonia, con redditività in flessione, e la good company per la rete che dovrebbe invece avere un futuro più florido grazie ai notevoli investimenti pubblici. Anche di qui la decisione dei sindacati di scioperare il prossimo 21 giugno.

Roma tace, Parigi no

Convitato di pietra dell’intera partita è l’azienda pubblica Cassa Depositi e Prestiti, socio sia di Tim che di Open Fiber, ma soprattutto il governo di Mario Draghi che, nonostante Tim sia un asset strategico, non ha assunto una posizione chiara sul futuro dell’azienda. Chi invece è stato chiarissimo è stato l’azionista francese Vivendi.
Parigi non ha alcuna intenzione di avallare un’operazione di aggregazione fra gli asset infrastrutturali di Tim e di Open Fiber valutando la futura società della rete fra i 17 e i 21 miliardi. «Guardi voglio essere molto chiaro sul tema del valore della rete: Vivendi non appoggerà mai la cessione della rete ai valori che lei ha citato, e questo nel migliore interesse di Tim» ha spiegato in un’intervista a Repubblica dello scorso 2 giugno, Arnaud de Puyfontaine, numero uno di Vivendi, consigliere di Tim e soprattutto braccio destro del finanziare Vincent Bolloré su tutta la partita delle telecomunicazioni e media in Italia. Inclusa la scalata, poi sfumata, sulle tv della famiglia Berlusconi. Di cui però Vivendi è rimasta socio nella nuova versione di Mediaset, MediaForEurope, con quasi il 24%. Sia pure con l’impegno francese a ridurre la propria quota nelle tv italiane al ritmo del 5% l’anno. Come chiarito da Labriola lo scorso 5 maggio, la società procederà sull’occupazione in continuità con gli strumenti già utilizzati. E cioè solo prepensionamenti e solidarietà.

/ Articoli pubblicati: 59

Giornalista di economia e finanza. Ha lavorato per i principali editori italiani fra Milano, Roma e Parigi. È autrice del libro "Vincent Bolloré, il nuovo re dei media europei" (2015), recensito in Italia e all'estero e attualmente unico libro in inglese sul miliardario bretone, e "Telecommedia a banda larga, cronaca breve della disconnessione politica italiana" (2020). Unico giornalista italiano citato da Reporters without borders nel rapporto sugli Oligarchi alla conquista dei media del Vecchio continente.