Il tifo pro-Hamas costa 500 milioni di dollari alle Università Usa
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In evidenzaInvestimenti Dom 10 dicembre 2023

La propaganda pro-Hamas costa 500 milioni di $ alle Università Usa

I finanziatori delle grandi università tagliano i fondi. Elisabeth Margill lascia la carica di rettore dell'Università della Pennsylvania La  propaganda pro-Hamas costa 500 milioni di $ alle Università Usa Philadelphia, USA - May 28, 2019: Even by Ivy League standards, the University of Pennsylvania's campus is very green and shady, as seen in this view along Locust Walk.
Nino Sunseri
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Nino Sunseri

Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.

La ritirata dei finanziatori

Un buco da circa 500 milioni di dollari secondo i calcoli di Cnbc. Il moltiplicarsi delle manifestazione pro-Hamas non è piaciuto ad una parte consistente dei ricchi finanziatori che, tradizionalmente sostengono le grandi Università Usa. Circa 400 supermanager che rappresentano almeno metà di Wall Street non hanno gradito la propaganda pro-Palestina che si sta diffondendo nei campus senza una adeguata presa di distanza da parte da parte dei rettorati
I tagli , per ora, riguardano soprattutto Harvard e la UPenn (ovvero l’Università della Pennsylvania), ma non si può escludere che nei prossimi giorni altri grandi investitori decidano di ritirarsi, magari anche dai board della Stanford, dell’università della California, dalla New York University e dalla Columbia.

Il contagio è partito da Harvard

Le manifestazioni pro-Hamas sono partite proprio da Harvard, per poi “contagiare” altri atenei. Si è assistito ad una generale condanna delle azioni israeliane a sostegno della libertà dei palestinesi e di Hamas, con slogan antisemiti, proteste, striscioni e cartelloni appesi in giro per le sedi universitarie, tutto a carico di associazioni studentesche più o meno politicamente esposte.

Dimissioni alla UPenn

L’annunciato taglio dei finanziamenti ha già fatto una vittima illustre, Si tratta di Elisabeth Magill che ha lasciato la presidenza di UPenn che ricopriva dal 2022. Già il 7 settembre accogliendo il festival Palestine World Literature, aveva diffuso un comunicato che nel tentativo di accontentare tutti aveva invece attirato le ire di tutti. La rettrice in pratica aveva sposato l’idea che al campus si ospitano tutti i pareri, anche quelli contrari allo spirito delle norme di condotta. Trentasei professori le avevano scritto una lettera di protesta chiedendole di rettificare la dichiarazione innescando una reazione che ha portato la Magill alle dimissioni.

L’appello di Marc Rowan (Apollo) 

Dopo l’attacco del 7 ottobre, Marc Rowan, capo di Apollo Global Management e fra i più grandi benefattori dell’ateneo, aveva guidato la rivolta di alcuni donatori che denunciavano la lentezza con cui Magill aveva diffuso il comunicato di condanna di Hamas. E sull’onda di quelle critiche Jon Huntsman, già ambasciatore Usa in Cina, aveva minacciato la sospensione dei fondi. Non certo un fatto isolato. Ross Stevens, patron del fondo Stone Ridge, ha dichiarato che «ci sono le condizioni per ritirare i finanziamenti da 100 milioni di dollari». Steve Eisman, le cui attività come capo del Fondo Neuberger Berman hanno ispirato il film “The Big Short” , ha comunicato alla UPenn, dove ha studiato, l’intenzione di ritirare la Borsa di studio intestata alla sua famiglia.

Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo, non costituisce attività di consulenza né sollecitazione ad acquistare o vendere strumenti finanziari. Le informazioni riportate sono di pubblico dominio, ma possono essere suscettibili di variazioni in qualsiasi momento dopo la pubblicazione. Si declina pertanto ogni responsabilità e si ricorda che qualunque operazione finanziaria viene fatta a proprio esclusivo rischio.
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