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In evidenzaVino & Cibo Mer 11 gennaio 2023

Il precedente pericoloso dell'Ue: via libera all'Irlanda, scriverà che il vino è cancerogeno sulle bottiglie

Via libera all'Irlanda dall'Ue: potrà scrivere sulle etichette di vino che è pericoloso per la salute. L'Uiv: "Pericolosa fuga in avanti". vino

L’Irlanda scriverà che il vino è cancerogeno

L’Unione europea dà il via libera all’Irlanda: potrà scrivere sulle etichette di vino, birra e liquori che sono pericolosi per la salute. In particolare le autorità irlandesi potranno scrivere avvertenze come “il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Un precedente pericoloso perché l’Irlanda potrebbe essere solo il primo di una serie di Paesi che adotteranno misure simili.

Con ovvie conseguenze per l’export italiano di vino verso Dublino viste le possibili modifiche delle abitudini dei consumatori con le nuove etichette allarmistiche. L’Irlanda è un mercato limitato (ma in crescita) per l’Italia: nel 2019 ha generato oltre 40 milioni di fatturato. Tuttavia il timore è che il danno diventi molto più consistente per l’Italia nel caso in cui altri Paesi decidano di seguirne l’esempio. L’Italia, giova ricordarlo, è il principale produttore ed esportatore mondiale di vino: dei 14 miliardi di fatturato generato, oltre la metà arriva dall’estero.

“Il silenzio assenso di Bruxelles a Dublino relativo alle avvertenze sanitarie in etichetta per gli alcolici rappresenta una pericolosa fuga in avanti da parte di un Paese membro”, commenta Lamberto Francescobaldi, presidente di Unione italiana vini. Per Uiv, insomma, il silenzio assenso della Commissione Ue “segna un precedente estremamente pericoloso in tema di etichettatura di messaggi allarmistici sul consumo di vino”.

Il valore del mercato del vino in Irlanda per l’Italia

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv su base Istat, il valore delle esportazioni di vino italiano nel 2019 verso l’Irlanda è stato di 40,6 milioni di euro. In particolare, gli ordini irlandesi sono più concentrati sui vini fermi tricolore (oltre 35 milioni di euro) che sugli spumanti (5 milioni) per una domanda che nel 2021 ha registrato una crescita importante rispetto all’anno precedente (+9,1%).

Numeri ancora bassi se confrontati con il totale export del made in Italy enologico nel mondo (7,3 miliardi di euro) ma pur sempre significativi, specie se la strada irlandese dovesse essere imboccata da altri Paesi dell’Unione. E, ancora peggio, se Bruxelles dovesse adottare gli health warning in tutta l’Eurozona.

Un precedente pericoloso

La norma è stata notificata a giugno da Dublino a Bruxelles. L’Unione europea aveva tempo fino alla dicembre 2022 per fare delle osservazioni che, non essendo arrivate entro il periodo di moratoria, danno il via libera all’Irlanda ad adottare la legge. Un via libera arrivato nonostante i pareri contrari di Italia, Francia e Spagna e altri sei Stati Ue, che considerano la misura una barriera al mercato interno. 

Il timore dei produttori di vino è che sia solo un primo passo. Nel 2021 la Commissione europea aveva annunciato proposte per ridurre il “consumo dannoso” di alcol. Tra le misure c’era proprio l’etichettatura obbligatoria con elenco degli ingredienti, la dichiarazione nutrizionale e le avvertenze per la salute. Fortunatamente l’anno scorso l’Europarlamento si era spaccato, raggiungendo un compromesso dicendo sì a maggiori informazioni sulle bottiglie ma senza riferimenti ad avvertenze sanitarie. Il via libera all’Irlanda rischia di dettare il passo ad altri Paesi Ue.

“Temiamo che la Direzione generale per la Salute – aggiunge Francescobaldi in modo netto – voglia adottare nei prossimi mesi questo approccio a livello europeo lasciando nel frattempo libera iniziativa ai singoli Paesi membri, al fine di sdoganare sistemi adottati senza un previo dibattito pubblico a livello europeo”. Per l’Uiv, inoltre, le avvertenze sanitarie dell’Irlanda sono imprecise e sproporzionate, non suffragate da prove e da evidenze scientifiche e non tengono conto della fondamentale distinzione tra consumo e abuso. Inoltre, Dublino sembra ignorare alcuni fattori fondamentali, quali i modelli e le modalità di consumo.

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