La Borsa di Milano è ingessata. Ora è la Germania a preoccupare
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Investimenti Ven 24 novembre 2023

Borsa Milano ingessata. Ora è la Germania a preoccupare

Piazza Affari vicina alla parità. Sotto stretta osservazione ogni possibile indicazione sulle prossime mosse delle banche centrali. Borsa Milano ingessata. Ora è la Germania a preoccupare
Nino Sunseri
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Nino Sunseri

Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.

 Avvio di seduta ingessato per le Borse europee, che attendono la riapertura di Wall Street dopo la festività del giorno del Ringraziamento. I listini continentali restano vicini alla parità e mantengono sotto stretta osservazione ogni possibile indicazione sulle prossime mosse delle banche centrali. Restano sotto pressione i titoli di Stato dopo la decisione della Germania di sospendere per il quarto anno consecutivo i limiti sul debito pubblico. A Piazza Affari il Ftse Mib è invariato, mentre nel resto d’Europa Parigi cede lo 0,09%, Francoforte lo 0,06% e Amsterdam lo 0,01%. 

GERMANIA

La notizia più rilevante della spenta giornata di ieri è arrivata da Berlino. Il governo sospenderà di nuovo il limite costituzionale di indebitamento netto, arrivando così al quarto anno consecutivo di congelamento della norma. Il cancelliere Olaf Scholz è stato costretto a questo passo anche a causa della radicale revisione del bilancio provocata da una sentenza della scorsa settimana del tribunale nazionale.

Le restrizioni all’indebitamento note come “freno al debito” sono previste dalla Costituzione della Germania, ma possono essere temporaneamente accantonate in caso di disastri naturali o emergenze al di fuori del controllo del governo. I vincoli erano stati sospesi per tre anni fino al 2022 per affrontare le conseguenze della pandemia di Covid-19, poi della crisi energetica innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La decisione della Germania ha indebolito il mercato obbligazionario, il Bund a dieci anni si è portato a 2,61% di rendimento, sei punti base in più del giorno prima. Effetto trascinamento per il BTP, passato a 4,38% di tasso di rendimento. Ieri sera il Tesoro ha annunciato che martedì della prossima settimana metterà in asta 7,5 miliardi di euro di BOT a sei mesi.

INFLAZIONE IN EUROPA

Sul dato chiave della prossima settimana cominciano a esprimersi gli economisti. Marc Cus Babic di Barclays si aspetta un’altra frenata in novembre, +2,7% anno su anno per la generale e +3,8% per la rettificata dai dati più volatili (core). Le due variazioni si confrontano con il +2,9%/+4,2% di ottobre. Il contributo più importante al rallentamento della corsa dei prezzi al consumo arriva dalla componente Cibo, alcohol e tabacco (FAT). “Prevediamo una decelerazione dell’inflazione FAT al 6,7% anno su anno, dal 7,4% di ottobre, sia per effetti base che per l’allentamento dello slancio sequenziale”, scrive Cus Babic. L’economista mette in evidenza il confronto molto più favorevole degli alimenti trasformati, i cui prezzi erano saliti moltissimo alla fine del 2022 a causa dello shock energetico. Passato lo shock, il trend si inverte.

PETROLIO

Il greggio tipo Brent è scambiato stamattina a 81,4 dollari il barile, il WTI perde lo 0,7% a 76,4 dollari. In vista della riunione dell’Opec+ di giovedì prossimo, Goldman Sachs prende posizione su quel che potrebbe essere deciso dal cartello allargato. “Ci aspettiamo che l’Arabia Saudita e la Russia annuncino un’estensione dei loro tagli extra volontari almeno fino alla fine di marzo 2024, perché il Brent è di 8 dollari più basso di quando hanno annunciato l’estensione a settembre”, si legge nel report del team guidato da Daan Stryyven. Questo è lo scenario di base, “tuttavia, vediamo un 35% di probabilità di un annuncio di un taglio di gruppo più profondo – prosegue la nota – I responsabili politici potrebbero assicurarsi contro l’eventualità che il Brent scenda sotto la nostra stima di 80 dollari il barile nel primo trimestre 2024, quando la quando la domanda sarà stagionalmente più debole”, dice Goldman Sachs. Un profondo taglio collettivo sembra a Struyven più probabile di un taglio unilaterale, “perché solo il primo tende ad aumentare le entrate”.

 

Questo articolo è stato redatto a solo scopo informativo, non costituisce attività di consulenza né sollecitazione ad acquistare o vendere strumenti finanziari. Le informazioni riportate sono di pubblico dominio, ma possono essere suscettibili di variazioni in qualsiasi momento dopo la pubblicazione. Si declina pertanto ogni responsabilità e si ricorda che qualunque operazione finanziaria viene fatta a proprio esclusivo rischio.
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