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Dividendi, dove trovare quelli più alti tra le azioni: bancario su, occhio all’estrattivo

In Investimenti
30 Maggio 2022

Le azioni con i dividendi migliori in Italia

Con la pandemia in ritirata, le aziende quotate hanno ripreso a distribuire dividendi e il tema delle cedole ora è tornato ad essere di grande attualità per gli investitori. Verità&Affari ne ha parlato con Jane Shoemake, gestore azionario globale di Janus Henderson.

In quali settori trovare i migliori dividendi in Italia?
«In Italia, coerentemente con quanto sta accadendo nel resto del continente europeo, stiamo assistendo ad un processo di normalizzazione dei pagamenti dei dividendi dopo i momenti più duri della crisi legati al Covid 19 e il conseguente rimbalzo del 2021. Stando ai dati di Bloomberg, l’indice MSCI Italy – che copre buona parte dell’universo azionario italiano – rende attualmente circa il 3,5% e gli analisti prevedono una crescita dei dividendi tra l’8 e il 9% per il 2022, leggermente superiore al 5-6% che prevediamo a livello globale. Analizzando lo scenario sul fronte settoriale, si nota come a livello globale il settore bancario abbia distribuito dividendi crescenti nell’ultimo trimestre, un trend che potrebbe confermarsi anche con riferimento all’Italia».

Dove trovare le cedole in Europa?
«A livello globale, l’81% delle società che hanno distribuito dividendi nel primo trimestre li ha incrementati su base annua e un altro 13% li ha mantenuti stabili. Anche alla luce dei risultati contenuti nel nostro Global dividend Index aggiornato al primo trimestre 2022 e viste le incerte prospettive economiche globali e i crescenti rischi geopolitici, confermiamo le nostre aspettative per il resto dell’anno e anzi abbiamo notato un miglioramento rispetto alle precedenti prospettive. Un trend che ha coinvolto anche l’Europa, che ha visto crescere i dividendi addirittura del 20,7%. Un dato importante ma fortemente influenzato dai dividendi distribuiti da una singola azienda danese specializzata in spedizioni, la Moller-Maersk; senza considerare questa società, la crescita sarebbe stata “solo” del 3,9%, e, ciò nonostante, l’incremento non così rapido, ma comunque considerevole, dei dividendi dei grandi gruppi farmaceutici svizzeri. La Germania ha registrato una crescita del 16,8% grazie ai grandi gruppi tecnologici e anche in Francia i dati confermano la ripresa post pandemia trainata dai dividendi distribuiti dai colossi del lusso. In nord Europa, d’altro canto, molte società si sono avvantaggiate dell’andamento dei prezzi del petrolio. In generale c’è un trend che va avanti da cinque anni che vede i settori bancario, petrolifero, farmaceutico, delle telecomunicazioni e delle assicurazioni come leader nella distribuzione dei dividendi».

A livello di singoli titoli quali sono i più interessanti in Italia ed Europa?
«In Italia nel primo trimestre Eni e Snam hanno aumentato i dividendi. In Europa l’aumento più eclatante è stato quello della già citata MollerMaersk, che probabilmente sarà uno dei 30 più significativi dividendi pagati nel 2022. La società danese ha beneficiato delle strozzature delle catene di approvvigionamento e della crescente domanda di spedizioni marittime. Un altro settore che sta beneficiando di una fase favorevole è quello del petrolio, mentre in Germania Siemens e Infineon Technologies hanno ripristinato interamente le distribuzioni dopo i tagli legati alla pandemia. In Francia, Kering e Hermes sono andati benissimo, mentre, guardando al Regno Unito, Astrazeneca per la prima volta da dieci anni a questa parte ha aumentato la distribuzione dei dividendi».

Da quali, invece, è meglio stare alla larga?
«Al momento, anche per via della complessa situazione sul fronte geopolitico, si parla molto del settore estrattivo, in particolare quello delle estrazioni minerarie. Un comparto al cui interno vi sono però grandi differenze, che vanno valutate attentamente: se infatti il petrolifero è cresciuto in maniera importante dopo la ripresa dei prezzi dell’energia post lockdown, non si può dire lo stesso per quelle società che dipendono maggiormente dal minerale di ferro, il cui prezzo ridotto non ha permesso di sostenere la crescita dei dividendi».

Che previsioni avete in generali sullo stacco delle cedole per il 2022 e il 2023?
«Il 2022 è iniziato leggermente meglio di quanto ci aspettassimo grazie soprattutto al già citato settore petrolifero. In ogni caso, abbiamo assistito, come speravamo, ad una crescita generalizzata che ha interessato più settori ed aree geografiche. Un risultato che spinge a vedere al rialzo all’1,3% le nostre previsioni rispetto all’anno considerato nel suo complesso: in totale ci aspettiamo che le distribuzioni globali superino i 1.540 miliardi di dollari a livello globale, con un aumento complessivo del 4,6% equivalente ad un aumento del 7,1% del sottostante».

Inflazione e guerra russo-ucraina avranno un impatto?
«Il conflitto in Ucraina, insieme ad altri eventi che sono più o meno correlati a quest’ultimo, così come i costi dell’energia e l’inflazione rappresentano, considerati complessivamente, una sfida alla crescita economica e le aziende dovranno fare i conti con questi elementi di incertezza. Valutando i dividendi, però, dobbiamo ricordare che sono meno volatili degli utili e quindi i possibili ostacoli sulla loro strada avranno effetti meno evidenti».

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