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Investire in oro e diamanti? «Sì, i preziosi sono sempre un bene rifugio»

In Investimenti
12 Novembre 2022

Investire in oro e diamanti

Vale la pena investire in oro e diamanti? Sì, perchè i preziosi sono sempre un bene rifugio. Parola di Paolo Re, che guida l’azienda Recarlo con il fratello. Ma partiamo dal distretto orafo alessandrino di Valenza. Dopo anni di crescita con costante miglioramento qualitativo, dalla botteghe artigiane ai brand leader, Valenza spinge sull’acceleratore, con un piano complessivo di lancio, che fa perno su marketing, comunicazione e formazione: a ottobre l’avvio del primo corso Its del gioiello, senza dimenticare ricerca e innovazione tecnologica e logistica di territorio. I numeri: 696 imprese orafe, pari al 30% del totale, con oltre 4.200 addetti; 540 le artigiane; il Distretto comprende anche Bassignana, Pecetto di Valenza e San Salvatore e conta 743 realtà (4.400 addetti).

L’export si è attestato nel 2021 su 1.446.000.000 euro, contro i poco più di 2 miliardi del 2019. E ogni anno sono lavorate circa 30 tonnellate d’oro e quasi il 90% delle pietre preziose importate in Italia. «Valenza è un distretto di gioielleria realizzata a mano sempre più forte a livello mondiale. Parliamo di una città fortemente focalizzata su questo settore e la peculiarità è quella di garantire una altissima qualità di manifattura», spiega a Verità&Affari Paolo Re che con il fratello Giorgio guida la Recarlo, una delle aziende più importanti del territorio, che parlerà anche dell’investire in oro e diamanti.

Quando è nata la vostra azienda?

«Nel 1967 grazie a mio padre Carlo, una passione di famiglia che ormai dura da oltre 50 anni. Aveva frequentato una scuola tecnica ed è stato capace di trasformare una bottega artigianale in un’azienda strutturata con un solido percorso di brand. Tra i primi gioielli c’erano quelli da uomo, da lì ha iniziato a ampliare l’offerta puntando soprattutto ai gioielli da donna».

Una continua evoluzione fino a oggi che siete i protagonisti dei cosiddetti gioielli dei sentimenti.

«Il nostro marchio celebra le promesse d’amore, promesse di tutte le età, di ogni tipo di famiglia e di coppia. Celebriamo i momenti più importanti della vita che sia un fidanzamento, un matrimonio, un momento particolare».

Fatturato?

«Nel 2021 siamo arrivati a 34 milioni e pensiamo di chiudere il 2022 avvicinandoci ai 40 milioni. Quota dell’estero: nel 2021 rispetto al 2020 è cresciuta del 40%, che conferma una forte espansione verso i mercati esteri con una concentrazione sul mercato EMEA (Europa, Middle East, Africa). L’Italia rappresenta un mercato consolidato e ciò che per noi è importante è sostenere i nostri partner più importanti, consolidare le nostre partnership e crescere come brand awareness. 400 i punti vendita nel mondo, ma quello che ci interessa è una distribuzione estremamente qualitativa e selettiva».

Durante la pandemia tante di queste ricorrenze non sono potute essere festeggiate, avete avuto forti ripercussioni?

«Il momento di crisi, che era poi mondiale, si è sentito molto. Lo abbiamo affrontato in modo responsabile cercando di badare prima di tutto ai nostri collaboratori che in quella occasione avevano sì a disposizione la cassa integrazione ma che abbiamo integrato per arrivare allo stipendio intero. Inoltre abbiamo creato una assicurazione per tutti i dipendenti che potesse tutelarli al meglio e un sostegno alle famiglie. Le date importanti non onorate nei tempi giusti, si sono accumulate tutte in una serie infinita di celebrazioni, soprattutto nel 2021, che ci ha permesso di recuperare. Il 2021 era già superiore come fatturato al 2019 e nel 2022 stiamo andando bene raggiungendo i nostri budget».

Prima la pandemia ora la guerra, secondo lei un gioiello, in certi momenti, può essere visto come un bene rifugio?

«Sicuramente sì, e un gioiello è un vero bene rifugio quando parliamo di oro e diamanti naturali. Ci tengo a precisare che per i diamanti naturali noi abbiamo preso una posizione ben chiara in quanto siamo una azienda nata con questa grandissima passione da parte di mio padre di selezionare diamanti naturali, quindi la nostra esperienza è pluridecennale. Nei momenti più difficili e di maggior incertezza mondiale risultano ancora tra gli investimenti più graditi non solo dagli italiani ma dalle persone di tutto il pianeta».

Meglio prendere l’oro in lingotti e tenere i diamanti nelle bustine?

«Direi di no. Il gioiello è visto in una duplice veste: un investimento e la sacralità di un momento. È l’associazione d’intenti a dare importanza a un oggetto. Un gioiello importante, comunque, non perderà mai il suo valore».

I diamanti da che paesi provengono? Ci sono sempre state tante polemiche sull’estrazione.

«Noi trattiamo solo diamanti naturali che provengono dal Sud Africa e dal Canada, tutti hanno una certificazione che si chiama Kimberly Process e fa sì che ci sia una tutela completa, dalla miniera fino al cliente finale, la garanzia che non sono diamanti utilizzati per finanziare guerre civili».

Si parla sempre più di oro responsabile. Cosa significa?

«Da sempre sposiamo il concetto dell’economia circolare. Se si parla di riciclo abbiamo sempre minimizzato gli sprechi con un riuso di diamanti, oro e pietre preziose di colore. Un po’ per cultura nostra e poi perché crediamo fortemente nella sostenibilità. Siamo molto attenti alle certificazioni, ai collaboratori, al pianeta, alla riduzione delle emissioni».

Cosa vuol dire riciclo parlando di oro e diamanti?

«I prodotti rimasti e le collezioni invendute, quelle non sono più proposte sul mercato, chiaramente vengono riciclate per produrre il nuovo».

Per quanto riguarda l’impatto ambientale e la sostenibilità aziendale?

«Da sempre la sostenibilità è un valore che fa parte del nostro DNA, sia come brand che come famiglia. In questi anni abbiamo voluto investire cuore e mente per un futuro migliore. Il nostro progetto sulla sostenibilità “Our promise to you” si basa su tre pilastri: product, planet e people. Dal punto di vista produttivo, la trasparenza è sempre stata un nostro valore distintivo. I nostri gioielli sono accompagnati da certificati gemmologici che attestano la qualità e le caratteristiche intrinseche delle nostre gemme. Inoltre, abbiamo ricevuto una serie di certificazioni che comprovano la conduzione responsabile del business a livello etico, sociale e ambientale».