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Cambia il reddito di cittadinanza: lo perde chi rifiuta le offerte di lavoro

In Approfondimenti, Lavoro
2 Luglio 2022

Il reddito di cittadinanza

Stretta sul reddito di cittadinanza. Un emendamento al decreto aiuti votato alla Camera da centrodestra e Pd ha stabilito che si potrà perdere l’assegno non solo se si rifiuta un’offerta di lavoro congrua da parte del centro per l’impiego, ma anche se si dice di no alla chiamata diretta di un’azienda. Chi riceve il reddito di cittadinanza firma un “patto per il lavoro” in cui si impegna ad accettare le offerte di lavoro «congrue» propostegli dal centro per l’impiego. Si tratta di offerte di lavoro che rispettano alcuni criteri, dalla coerenza con le esperienze e le competenze maturate alla distanza del posto di lavoro alla retribuzione. In realtà il disoccupato può rifiutare fino a due offerte di lavoro «congrue», ma se rifiuta la terza perde l’assegno. Questo meccanismo viene confermato, ma ora nel calcolo delle offerte «congrue» rifiutate verranno annoverate anche quelle dei datori di lavoro privati, che una volta ricevuto il rifiuto dovranno comunicarlo al centro per l’impiego.

La modifica è frutto di emendamenti identici riformulati presentati da Maurizio Lupi (Noi con l’Italia), Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia), Rebecca Frassini (Lega), Paolo Zangrillo (Forza Italia), Lucia Scanu (Misto) e Manuela Gagliardi (Misto). Una proposta quasi identica era stata presentata da Marialuisa Faro, passata nel frattempo da M5S a Insieme per il futuro (il nuovo gruppo di Luigi Di Maio), che però l’ha ritirata. Il Pd ha votato a favore, allineandosi al parere del governo.

L’offerta di lavoro

«È una misura fortemente voluta dalla Lega, ispirata alla cultura del lavoro e utile al reperimento di maggiore manodopera, soprattutto nel settore turistico-ricettivo», ha commentato la deputata leghista Rebecca Frassini. Per Forza Italia, che parla di «norma spazza-divani», Paolo Zangrillo ha detto che «finalmente i datori di lavoro potranno proporre un’offerta diretta ai percettori del beneficio bypassando l’inefficace sistema dei centri per l’impiego e dei navigator». Secondo l’azzurro la nuova norma «risolve due problemi: rispondere all’attuale carenza di forza lavoro in diversi settori e smascherare finalmente chi vuole solo un sussidio e non il lavoro».

In attesa del decreto

Ma «il dato politico rilevante del voto di ieri», ha aggiunto, «è che l’inefficienza del reddito di cittadinanza è stata ufficializzata con un voto ampiamente maggioritario del Parlamento, che rappresenta finalmente una svolta della quale ci auguriamo possa prendere atto anche il Movimento 5 Stelle». «I problemi che il M5s ha creato al Paese in questi cinque anni sono sotto gli occhi di tutti. In Parlamento stanotte abbiamo rimediato almeno a un piccolo danno che riguarda il reddito di cittadinanza», ha commentato invece Maurizio Lupi, mentre il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida ha parlato di «un primo passo per iniziare a smantellare le distorsioni di un provvedimento che non crea occupazione, sperpera risorse e induce al lavoro nero».

Ora toccherà al ministro del Lavoro Andrea Orlando definire con un decreto le modalità di comunicazione e di verifica della mancata accettazione dell’offerta congrua. Non è un passaggio di poco conto, visto che molti navigator hanno da tempo denunciato l’assenza di protocolli per distinguere un’offerta «congrua» da una che non lo è.