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Del grande bluff dei navigator resta un conto da 270 milioni

In Lavoro
26 Luglio 2022
Per lo Stato costi da 270 milioni. Da ottobre finiranno in mano ai governatori che non li vogliono

La vicenda dei navigator

Una corsa al bando per cercare di conquistare il posto da navigator. Per quella che sembrava una grande opportunità di carriera o, quantomeno, uno stipendio di 1.800 euro abbondanti da portare a casa. Mica male, visti i tempi. E la conseguente pioggia di ricorsi per cercare di essere reintegrati, dopo le esclusioni arrivate e ritenute ingiuste dai candidati al concorso. Ma adesso c’è chi se l’è già svignata e chi – la maggior parte – resta appeso a rinnovi che si aggiornano di mese in mese, nella migliore delle ipotesi di bimestre in bimestre. E spera di trovare una via d’uscita prima di finire nelle mani delle Regioni, che potrebbero metterli alla porta.

L’obiettivo iniziale, quello di garantire la formazione ai percettori del Reddito di cittadinanza, non è stato dunque centrato come si prospettava. Mentre il conto di 270 milioni di euro viene pagato dalle casse pubbliche. Alle cifre cumulate nel tempo si sono aggiunti vari stanziamenti, come gli ultimi 13 milioni di euro messi a disposizione, last minute, dal decreto Aiuti per garantire l’ennesima proroga di due mesi, dal primo luglio alla fine di agosto.

Il fallimento dei navigator è fotografato dalla relazione della Corte dei Conti, che Verità&Affari ha visionato, sul funzionamento dell’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), nel 2020, l’ultimo anno della gestione affidata a Domenico Parisi. Si tratta della débâcle della figura rivoluzionaria – si fa per dire – creata dal docente chiamato dagli Stati Uniti dall’allora ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Era il tempo del primo governo Conte, quello gialloverde, con il «cambiamento» invocato un giorno sì e l’altro pure.

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