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La Federazioni dei lavoratori pubblici: “Ecco il vero problema dello smartworkig”

In Lavoro, Primo piano
24 Maggio 2022
computer
Marco Carlomagno, segretario generale di FLP, a Nobìlita, il festival della cultura del lavoro che si è tenuto oggi a Imola per il secondo anno.

L’obbligo per i lavoratori del settore pubblico di rientrare al lavoro in presenza

“In Italia si discute ancora se avere più o meno smartworking, ma il problema è avere più smartleader”, ha detto Marco Carlomagno, segretario generale di FLP, a Nobìlita, il festival della cultura del lavoro che si è tenuto oggi a Imola per il secondo anno. Carlomagno ha partecipato al panel “Elogio dell’incompetenza” insieme al direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, al Rettore dell’Università per Stranieri di Siena e Storico dell’arte Tomaso Montanari, al Direttore ITS Meccanica Lanciano Antonio Maffei e al Docente e Manager per l’innovazione aperta e la trasformazione digitale Elisabetta Bracci.

“Il vero problema dell’Italia sono i manager incapaci – ha detto Carlomagno durante il suo discorso – L’incapacità di comprendere la necessità di superare paradigmi obsoleti è comune purtroppo a troppi “manager” del pubblico e del privato”. Il riferimento è in particolare alla questione dello smart working, dopo che il ministro Brunetta ha ripristinato l’obbligo per i lavoratori del settore pubblico di rientrare al lavoro in presenza, ma anche alle scelte in materia di lavoro agile di alcune aziende del settore privato. “Stiamo vivendo una pandemia globale, migliaia di posti di lavoro verranno spazzati via, interi settori sono in crisi e qual è la ricetta magica di alcuni sagaci manager italiani? Far tornare i dipendenti in ufficio per controllarli, perché molti manager italiani non sanno gestire le risorse. È in atto una rivoluzione digitale e molti non se ne rendono conto. Abbiamo bisogno di manager visionari, abbiamo bisogno di meno controlli e più gestione. Il problema non è avere più o meno smartworking ma di sicuro avere più smartleader”, ha continuato il Segretario generale FLP.

“Prima ancora che una “rivoluzione digitale”, ne serve una culturale – ha detto Carlomagno -. In un Paese fatto soprattutto di piccole e medie imprese, il padre-padrone che deve vedere i propri “sudditi” e disporne del tempo, è ancora il modello principale, purtroppo spesso esteso alla “cultura” manageriale delle grandi imprese. La trasformazione digitale riguarda meno la tecnologia e più le persone e, quando i leader pensano di investire in tecnologia, dovrebbero prima pensare a investire nelle persone che possano rendere utile quella tecnologia”

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