Pubblico impiego, FLP  “Serve un piano straordinario di assunzioni"
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LavoroPrimo piano Mar 21 novembre 2023

Pubblico impiego, FLP  “Serve un piano straordinario di assunzioni"

Secondo le stime del sindacato Flp, con l'aumento di un terzo dell’organico in tre anni si arriverà ad un aumento del Pil del 10% Pubblico impiego, FLP  “Serve un piano straordinario di assunzioni" Marco Carlomagno Federazione Lavoratori Pubblici
Redazione Verità&Affari
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“Basta assunzioni tappabuchi, serve un piano straordinario di assunzioni”: così Marco Carlomagno, segretario generale di FLP, sindacato dei lavoratori pubblici e delle pubbliche funzioni, ha dichiarato questa mattina al tavolo di lavoro “Innovazione e politiche di sviluppo del personale”. Secondo una stima FLP, infatti, un aumento di ⅓ della forza lavoro nella pubblica amministrazione nei prossimi 3 anni comporterebbe un aumento del PIL per il Paese del 10%.

“Un grande piano di potenziamento dell’organico che si autofinanzia”, ha spiegato Carlomagno. Assunzioni, cioè, intese non come mero costo ma come investimento: un nuovo organico, più numeroso e competente, da un lato assicurerebbe maggiore produttività e una PA più efficiente e, dall’altro, genererebbe un naturale aumento dei consumi interni

I nodi della Pubblica amministrazione

Un organico che oggi, a livello numerico, è sottodimensionato tra il 30% e il 50%, che conta 3 milioni e 238mila unità (dati 2022 su 2021 RGS) e che negli ultimi 10 anni è diminuito di circa 37mila unità. Inoltre, il blocco del turn over alla base della riduzione del numero dei dipendenti pubblici, congiuntamente alle modifiche delle disposizioni in materia di accesso alla pensione, hanno rappresentato gli elementi principali che hanno determinato un significativo incremento dell’età media nel pubblico impiego.

Secondo quanto riferisce Flp, a livello di anzianità, la PA italiana è passata in 20 anni – dal 2001 al 2021 – da un’età media di 43,5 a 49,8 anni (dati RGS). Se nel 2001 in tutti i comparti l’età media di uomini e donne non raggiungeva i 50 anni, e anzi ne era piuttosto lontana, nel 2021 si è varcata la soglia ovunque, a eccezione delle donne nel settore sanità. Questa la fotografia del settore pubblico scattata dall’ISTAT.

La digitalizzazione non avanza

L’aumento dell’età media è un problema che ne porta con sé un altro: quello della digitalizzazione, su cui infatti la Corte dei Conti ha stimato una carenza di 65mila professionalità tecniche, a fronte di una formazione necessaria ma che stenta a decollare. Oggi, in media, un dipendente della PA ha meno di un’ora di formazione all’anno e, nonostante l’annuncio del ministro Zangrillo sull’aumento della formazione a 30 ore/anno, l’obiettivo è difficile da raggiungere perché non ci sono le coperture economiche.

La forte ritrosia delle burocrazie a investire sul lavoro agile e da remoto rappresenta un altro punto dolente e, infine, la questione delle retribuzioni, che nel pubblico, a parità di inquadramento (e quindi di responsabilità), sono più basse che nel privato, con percorsi di carriera ingessati e scatti di carriera difficili da ottenere, così come gli scatti economici differenziali.

Sullo sfondo la sfida del Pnrr

A tutto questo si aggiunge il grande tema del PNRR e la sottovalutazione dal punto di vista degli investimenti della strategicità della funzione della PA nella sua realizzazione. “Occorre integrare i fondi del PNRR, che sono stati visti esclusivamente da un punto di vista strutturale, con competenze, assunzioni di personale, innovazione e un radicale cambio di quei processi delle pubbliche amministrazioni ancora obsoleti, ancora legati a modelli feudali”, conclude Carlomagno. 

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