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Quando la rateizzazione delle bollette promessa dal governo è solo a parole

In Lettere
29 Giugno 2022

Caro direttore,

sono Aldo Arici, un amministratore di Unifond srl, una piccola fonderia bresciana che produce getti fusi in ottone per il settore rubinetteria e valvolame, abbiamo un organico composto da 42 addetti e un fatturato annuo di 3,5 milioni di euro. La fusione dell’ottone avviene con dei forni elettrici a induzione e quindi l’aumento esponenziale del costo dell’energia ci sta mettendo duramente alla prova.

Le do qualche numero per farmi meglio capire: nei primi 5 mesi del 2021 abbiamo avuto un costo energia di circa 70mila euro, che nei primi 5 mesi del 2022 sono diventati 275mila. In cinque mesi abbiamo dovuto far fronte a 205mila euro in più. Alla luce di questi dati, quando ho letto che il decreto legge del governo 21/2022 – approvato in via definitiva il 18 maggio e denominato “misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina” – prevedeva che le aziende con sede in Italia potevano chiedere ai propri fornitori di energia elettrica e gas naturale la possibilità di rateizzare gli importi dovuti per i consumi energetici relativi ai mesi di maggio 2022 e giugno 2022, ho preparato la richiesta da inoltrare al nostro attuale fornitore di energia elettrica.

Si tratta di A2A azienda municipalizzata: ho chiesto di rateizzare in 24 rate le bollette di maggio e giugno, ovvero la rateizzazione massima prevista dal decreto per le fatture di maggio e giugno 2022. Faccio notare inoltre che lo Stato tramite la Sace – società specializzata nel sostegno alle imprese italiane – garantisce un’eventuale insolvenza delle aziende che beneficiano della rateizzazione. Purtroppo la risposta è stata negativa. O meglio: mi è stato concesso di pagare la bolletta di maggio di 57mila euro nel modo seguente: metà alla scadenza e il rimanente in tre rate. Inoltre l’A2A puntualizza che la rateizzazione può essere concessa solo per il mese di maggio.

È chiaro che ai fini di aiutare un’azienda una dilazione di questo tipo non ha alcun senso e quindi ho risposto all’A2A che avevo chiesto un supporto e non l’elemosina. Leggo che l’obiettivo del decreto è di assicurare la necessaria liquidità alle imprese e attenuare gli effetti dirompenti dettati dal caro energia. Da imprenditore e da cittadino mi chiedo: che senso ha fare un decreto come questo? Se un’azienda municipalizzata non concede una dilazione che come previsto dal decreto deve dare respiro alle aziende e assicurare loro la necessaria liquidità, quello che rimane è l’amarezza e la consapevolezza che il detto “nessuno si salva da solo” in questo caso è stato disatteso.