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Il gas della Russia pregiudica l’andamento dell’euro sul dollaro

In Mercati
18 Luglio 2022

Le previsioni sull’andamento dell’euro-dollaro

Robbie Boukhoufane, Fixed Income Portfolio Manager di Schroders, ha così analizzato le prospettive dei mercati alla luce della raggiunta parità del cambio euro-dollaro. «Sebbene l’euro si stia indebolendo da tempo nei confronti del dollaro Usa, ora è sul punto di sfondare il livello di parità, un traguardo importante a livello psicologico».

Perché l’euro è sul punto di raggiungere la parità rispetto al dollaro?

«L’Europa è stata l’epicentro, sia a livello geografico che economico, dell’invasione russa dell’Ucraina. La dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo, in particolare della Germania, è in netto contrasto con il resto del mondo. L’aumento dei prezzi dell’energia ha rappresentato un onere significativo per le famiglie e l’industria, determinando uno scenario di crescita negativo. Un esempio di come questo si ripercuota sui dati macro è il fatto che la Germania ha recentemente registrato il primo deficit commerciale mensile dal 1991. Ciò è dovuto agli elevati costi delle importazioni e alla minore domanda di esportazioni. I mercati valutari offrono la possibilità agli investitori di posizionarsi in vista di una recessione europea. Tuttavia, l’attuale contesto di crescita debole presenta ulteriori rischi di ribasso, in quanto il razionamento del gas sta diventando una possibilità concreta».

Cosa potrebbe succedere con il calo del gas?

«Se ciò dovesse accadere, ci troveremmo di fronte a uno scenario di crescita ancora più cupo. I funzionari governativi tedeschi e francesi hanno espresso preoccupazione per questo rischio e stanno pianificando come attutire il colpo per imprese e consumatori. Sebbene le autorità abbiano cercato di compensare lo shock e di proteggere i redditi reali dei consumatori, le misure annunciate finora non sono sufficienti per assorbirlo completamente. La prospettiva di una stagflazione strutturale è alta se il razionamento del gas diventerà realtà. Il timore di questo scenario ha intensificato la debolezza dell’euro nelle ultime settimane».

Perché il dollaro è così forte?

«Il dollaro Usa è stato forte nel 2022, con l’indice del dollaro Usa ponderato per gli scambi commerciali in rialzo di poco meno del 10% da inizio anno. L’economia statunitense è molto più autosufficiente per quanto riguarda le materie prime chiave, in particolare il gas naturale. L’aumento dell’inflazione nei settori dell’energia e dei generi alimentari sta avendo conseguenze negative sulla crescita a livello globale e sta portando a crescenti segnali di distruzione della domanda in molte economie, mentre le banche centrali inaspriscono le politiche. In questo contesto gli investitori cercano rifugio nella sicurezza del dollaro Usa e accumulano liquidità in dollari. La maggior parte delle banche centrali si sta spostando rapidamente verso tassi neutri per contenere l’inflazione».

Le mosse della Fed stanno incidendo sulla forza del biglietto verde?

«La Fed si sta muovendo molto più velocemente della Banca Centrale Europea, il che ha portato a un differenziale dei tassi di interesse del 3% circa, sulla base degli attuali tassi di mercato. Questo vantaggio di rendimento del 3% a favore del dollaro Usa induce gli investitori a parcheggiare la liquidità in dollari, soprattutto in un mondo caratterizzato da una forte incertezza economica e geopolitica».

Quali sono le prospettive per l’Europa guardando avanti?

«Il mercato valutario sta già scontando uno scenario di crescita pessimistico per l’Europa, ma se il razionamento del gas diventerà realtà, il trend dell’euro rispetto al dollaro Usa si muoverà ulteriormente al ribasso. Il percorso dell’Europa per slegarsi dal gas russo non è semplice e non c’è una soluzione rapida. La realtà è che il presidente Putin ha il coltello dalla parte del manico, se si pensa alla capacità dell’Europa di stoccare riserve sufficienti di gas per l’inverno».

E per gli Usa?

«Stiamo guardando con attenzione anche alla reazione della Fed ai dati su inflazione e occupazione. La Fed è di fatto la banca centrale mondiale, dato che molti asset sono ancora valutati in dollari. Dato l’inasprimento della politica monetaria, sia attraverso i tassi d’interesse che attraverso il quantitative tightening, la Fed si trova di fronte a un percorso tortuoso nel tentativo di garantire un soft landing. Riteniamo che avrà difficoltà a raggiungere questo obiettivo. Con l’indebolimento dei dati economici e il calo dell’inflazione, qualsiasi segnale che indichi che la banca centrale statunitense è vicina al picco di inasprimento alleggerirà in parte la pressione al rialzo sul dollaro. Tuttavia, non siamo ancora a questo punto».

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Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.