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La rivalsa dei titoli value, inflazione e tassi sui rendimenti

In Mercati
15 Luglio 2022

Le performance dei titoli growth

Nel 2021 le performance dei titoli growth è stata davvero strabiliante, con gli indici americani che, trainati dai giganti del Tech, hanno registrato una crescita al di sopra di qualsiasi aspettativa. Tuttavia, le previsioni fatte nel corso degli ultimi mesi, relative alla ciclicità del mercato e dei titoli, si stanno dimostrando alquanto vicine allo scenario che si sta delineando. Il primo dato da considerare, secondo gli esperti di Fundstore, la piattaforma di fondi online di Banca Ifigest, è sicuramente la recente rivalsa dei titoli value energetici e finanziari su quelli tecnologici e dei business tradizionali.

Il Wall Street Journal fa notare come l’indice Russell sia ai massimi degli ultimi 20 anni. Nonostante questo trend positivo, gli indici non chiudono però in verde la prima metà dell’anno. I value, infatti, si sono difesi meglio. Il fattore tassi ha depresso pesantemente il comparto growth e, considerato il peso specifico dei titoli tech sui listini USA, c’è stata una forte risonanza generalizzata. Il differenziale tra value e growth negli States è lo stesso che in Europa, intorno al 14% anche se nel vecchio continente il value ha perso il 7% contro l’11% in America. Inoltre, c’è stato un ribilanciamento dell’indice Russel 1000 con l’ingresso di alcuni titoli, tra cui Netflix e Meta.

Uno dei motivi principali alla base della sovraperformance dei value sono i tassi di interesse e le aspettative di inflazione che i titoli sensibili della categoria growth scontano sul prezzo. Inoltre, c’è da dire che durante la pandemia alcune nicchie del settore tech, come l’e-commerce, hanno beneficiato di una crescita straordinaria. Le aziende operanti in questo segmento stanno ora subendo una normalizzazione dei ricavi che impatta negativamente le quotazioni.

Le variabili chiave restano comunque l’inflazione e l’andamento dei tassi. Le dinamiche growth/value non impattano solo gli USA ma anche l’Europa e i mercati emergenti, seppur con evidenti differenze di peso settoriali negli indici di borsa. Un parere interessante sulla questione inflazione è quello di Fabrizio Quirighetti, CIO e Head of Multi-Asset di Decalia Asset Management, secondo il quale l’inflazione aumenterà nel prossimo decennio (influenzata dal fenomeno del re-shoring, dai costi della transizione energetica e della sicurezza, oltre che dal tema dell’invecchiamento della popolazione) e che l’inflazione eccessiva di questi mesi è legata alle distorsioni dovute alle chiusure e riaperture rapide, succedutesi durante la pandemia, l’inattesa guerra in Ucraina e nuovi lockdown in Cina.