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Aria di guerra, le aziende della difesa volano in Borsa

In Mercati
22 Settembre 2022

Le aziende della difesa volano in Borsa

Il riassunto migliore del discorso di quindici minuti con cui ieri mattina il presidente russo Vladimir Putin ha mobilitato i riservisti nella guerra in Ucraina l’ha fatto qualche ora più tardi il suo ministro della Difesa, Sergey Shoigu: «Non siamo in guerra contro l’Ucraina, ma contro l’Occidente». Parole che più tardi trovavano una eco in quelle del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. «Stiamo parlando con i nostri Alleati ma anche con l’industria della difesa per aumentare la produzione militare, di armi e munizioni, perché dobbiamo rimpiazzare i nostri stock per assicurare la difesa dei territori Nato, ma anche per continuare a sostenere l’Ucraina». Il numero uno dell’Alleanza atlantica ha quindi paragonato l’aumento della produzione militare chiesto ora all’industria della difesa occidentale con lo sforzo per produrre il maggior numero di vaccini nel minor tempo possibile chiesto all’inizio del 2021 all’industria farmaceutica.

Il sottoindice dei big della difesa

Con queste premesse, le aziende del settore non potevano che festeggiare. Il sottoindice Stoxx600 che raccoglie 24 big dell’industria europea dell’aerospazio e della difesa. La migliore performance l’ha registrata la tedesca Rheinmetall. Il valore di questa azienda è aumentato del 94% da quando il governo del socialdemocratico Scholz ha annunciato di voler investire 100 miliardi di euro per riarmare l’esercito. Qualche giorno fa il cancelliere ha confermato questa intenzione, manifestando la volontà di portare «costantemente il bilancio della difesa al 2% del pil».

«Come nazione più popolosa, con la maggiore potenza economica, e come paese al centro del continente, il nostro esercito deve diventare il pilastro principale della difesa convenzionale in Europa, la forza armata meglio equipaggiata d’Europa», ha aggiunto Scholz. Tornando agli andamenti di borsa, si sono registrati ottimi risultati anche per un’altra azienda tedesca, la MTU Aero Engines, per la svedese Saab Bofors Dynamics, tra i grandi sponsor dell’ingresso di Stoccolma nella Nato e per le italiane Leonardo  e Avio. La francese Thales ha chiuso guadagnando mentre le connazionali Dassault e Safran si sono dovute “accontentare”. Segno più anche per le inglesi Bae System, QinetiQ, Chemring e Senior.

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