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L’avvertimento dell’agenzia Fitch a Meloni: poco spazio per i tagli

In Mercati
17 Settembre 2022

I mercati sotto pressione

Mercati sotto pressione nel venerdì delle cosiddette “4 streghe”, ovvero la contemporanea scadenza trimestrale di future e opzioni sulle azioni e indici di Borsa. I riflettori restano puntati sulle prossime mosse delle Banche centrali, che si profilano sempre più aggressive rafforzando i timori di recessione, alimentati in Europa dalla guerra del gas e dalla crisi energetica. Così l’Europa chiude in deciso calo sulla scia di Wall Street, che metà seduta vede il Dow Jones a -1% e il Nasdaq a -1,7%. Milano segna -1,14% Londra cede lo 0,66% , Francoforte l’1,66% e Parigi l’1,31%. Per l’Italia si aggiunge un rischio in più.

Il declassamento del Paese

Il risultato elettorale potrebbe portare ad un nuovo declassamento del Paese. A lanciare l’allarme è l’agenzia Fitch, che mette nel mirino le intenzioni del centrodestra su fisco e pensioni. Due giorni fa l’agenzia aveva aggiornato al rialzo le previsioni sui prezzi del gas per i prossimi mesi pronosticando una recessione da -0,7% per il 2023. Ora torna sull’argomento: «L’incertezza politica così come lo shock energetico potrebbero avere un impatto negativo sulla crescita e le finanze pubbliche, mettendo sotto pressione il rating».

Con il voto BBB, l’Italia è a breve distanza dalla classificazione come spazzatura e l’avvertimento di Fitch alla prossima coalizione – prevedibilmente un centrodestra a guida Meloni – entra pure nel merito dei provvedimenti. «Non necessariamente una coalizione di centrodestra andrà in rotta di collisione con l’Ue», tuttavia «i governi futuri dovranno mirare ad avanzi di bilancio più alti». Questo limiterà gli spazi di manovra su flat tax e aumento della spesa pensionistica. Al contrario – dice Fitch – se i tassi sui titoli italiani resteranno attorno al 4% «saranno necessari sforzi di consolidamento fiscale da parte del prossimo governo. Altrimenti il debito tornerebbe a salire in traiettoria oltre i livelli pandemici, verso il 157% del Pil nel 2031. Non c’è grande reazione del mercato all’allerta-rating, con lo spread che chiude senza scossoni a 226 e un tasso dal Btp decennale al 4,01%.

Il soccorso della Bce

Non è nemmeno sicuro il soccorso della Bce. La presidente, Christine Lagarde, ha detto che la stabilità dei prezzi è la priorità e che per difenderla bisogna correre il rischio della recessione. «Le nostre azioni possono avere un impatto sulla crescita, ma è un rischio che dobbiamo correre perché la stabilità dei prezzi è una priorità», ha spiegato. Concetto ripetuto dal vice presidente Luis De Guindos. In una intervista ha spiegato che se anche l’economia dell’Eurozona dovesse rallentare, la Bce non potrebbe non rialzare i tassi per contenere l’inflazione.

In altri termini, una potenziale recessione non sarebbe sufficiente a raffreddare i prezzi. I dati Eurostat hanno dimostrato che la corsa dell’inflazione non si ferma: +9,1% ad agosto. La corsa coinvolge anche l’ Italia: ad agosto l’Istat certifica una crescita dei prezzi dell’8,4% su base annua, ai massimi dal 1985, e dello 0,8% su base mensile. Oltreoceano, i deludenti dati sull’inflazione Usa hanno consolidato le attese di un maxi rialzo nel direttivo del 21 settembre, accrescendo la preoccupazione che la stretta possa rivelarsi più lunga e pù’ dura delle attese.

La riunione della Banca d’Inghilterra

Occhi puntanti anche sulla Banca d’Inghilterra, la cui riunione è stata rinviata dal 15 al 22 settembre per la morte della regina Elisabetta. Come spiega Alessandro Fugnoli nella newsletter settimanale “Il Rosso e il Nero” è molto chiaro, a questo punto, se le politiche economiche di Stati Uniti ed Europa siano disegnate per portare stabilità al sistema o se invece non lo stiano destabilizzando strutturalmente. In giro per il mondo ci sono molti esempi di paesi che in questi due anni si sono agitati di meno e hanno evitato l’inflazione senza per questo vedere esplodere la disoccupazione.

In ogni caso la dose di euforizzanti che abbiamo assunto nel 2020 e nel 2021 è tale che il Pil americano nel terzo e nel quarto trimestre riaccelererà, restando positivo anche nei primi mesi dell’anno prossimo nonostante tassi che potranno arrivare al 4,5 per cento. Una Fed con l’elmetto non avrà quindi remore nel proseguire a testa bassa sulla sua linea restrittiva. Si tenga anche presente che subito dopo le elezioni dell’8 novembre cesseranno le vendite di scorte strategiche di petrolio americano, che hanno dato un grosso contributo a farne scendere il prezzo. Le scorte, accumulate nei quarant’anni passati, saranno a quel punto quasi azzerate in un contesto geopolitico globale tutt’altro che tranquillo e dovranno quindi essere ricostituite. Un recupero del prezzo del greggio, a quel punto, non sarà da escludere.

L’Italia sorvegliata speciale

In questa condizione l’Italia torna a essere un sorvegliato speciale. «Il prossimo governo potrebbe lottare per mantenere le promesse Nel 2023 potrebbero esserci altre priorità», ha affermato Carlo Capuano, senior vice president di Dbrs Morningstar. «Lo spazio fiscale potrebbe essere limitato da una crescita inferiore, rendimenti in aumento e probabilmente un sostegno legato all’energia».

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Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.