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Tra banche e spread i messaggi contraddittori che stanno arrivando ai risparmiatori

In Mercati
12 Giugno 2022

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I mercati crollano, i titoli delle banche che hanno un peso preponderante a Piazza Affari sprofondano e lo spread corre veloce verso quota 300 punti base. Nell’incertezza, cosa devono fare i piccoli risparmiatori? Devono vendere titoli e quote di fondi per mantenersi liquidi in attesa di tempi migliori per tornare sul mercato, oppure resistere e non vendere titoli in perdita? Spesso ci si affida a prospettive e giudizi espressi dalle grandi banche d’affari globali. Il problema è che i messaggi che ci arrivano sono contraddittori. Tanto per dire, J.P. Morgan Asset Management ha incrementato il proprio patrimonio gestito con un risultato pari a circa 2.600 miliardi di dollari (al 30 giugno 2021). Tra i clienti più significativi vi sono istituzioni, investitori privati e high net worth individual. Opera con strumenti innovativi nei principali mercati globali ed i gestori si sono impegnati a promuovere soluzioni di investimento sostenibili e tanto altro ancora. Insomma può vantare un track record positivo e le stesse performance positive le hanno portate a casa altre due big degli investimenti.

Morgan Stanley Investment Management gestisce oggi 1.600 miliardi di dollari e dieci anni fa ne gestiva 794. Numeri che generano fiducia. Indubbiamente la strategia che la società ha sviluppato per offrire soluzioni innovative agli investitori di tutto il mondo ha dato i suoi buoni frutti. Così come quelle di Citigroup che negli anni ha notevolmente incrementato il suo fatturato soprattutto grazie al giro d’affari generato dal trading e dal business delle carte di credito.

Bene, queste tre big del risparmio sono accomunate da una visione pessimistica-catastrofistica dei mercati. Ma c’è anche chi la vede diversamente. Vanguard per esempio che in pochi decenni è cresciuta fino a diventare una delle società di gestione degli investimenti più importanti al mondo superando nel 2021 gli 8.000 miliardi di dollari, dieci anni fa ne gestiva 1.600. La quota più importante, in termini di masse gestite, è rappresentata dalle attività indicizzate per circa 6,7 mila miliardi di dollari. L’obiettivo centrale della politica aziendale di Vanguard è di offrire agli investitori una gamma di prodotti diversificati, semplici e a basso costo. Da un certo punto di vista potremmo che rispetto agli altri tre gruppi è quello più vicino al risparmiatore medio. Bene, Joe Davis, capo economico della Società Vanguard, che tra l’altro nel 1976 ha introdotto sul mercato il primo fondo indicizzato, in una recente intervista concernente il risparmio gestito rassicura i mercati dimostrandosi «moderatamente ottimista».

La paura che attanaglia la gola di tutti i big della finanza è la recessione e l’inflazione che deve contrarsi per scongiurare la stagflazione. Joe Davis sostiene che i mercati si stanno stabilizzando e che sono sulla buona strada per trovare un nuovo equilibrio sostenibile. Una morale però da queste previsioni contraddittorie possiamo trarla: la realtà è che purtroppo non ci sono linee guida univoche che possono determinare gli orientamenti dei mercati finanziari, però c’è il buon senso, la competenza e la fiducia che ogni società deve guadagnarsi per essere credibili e non solo a parole. E da questo punto di vista l’analisi di Vanguard, per certi vista in controtendenza, può essere annoverata tra le buone notizie delle quali ne abbiamo sempre più un estremo bisogno.

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