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Mercati Mer 13 luglio 2022

Il dollaro aggancia la parità con l’euro e diventa un bene rifugio contro la recessione

Il superdollaro schiaccia l’euro sotto la parità toccando quota 0,99 che non vedeva da vent’anni. L’ultima volta era accaduto nel 2002. Imagoeconomica

L’andamento del dollaro con l’euro

Il superdollaro schiaccia l’euro sotto la parità toccando quota 0,99 che non vedeva da vent’anni. L’ultima volta era accaduto nel novembre 2002. Le Borse appaiono incerte temendo i contraccolpi negativi. A cominciare dal rischio di imbarcare nuova inflazione per via dei prezzi dell’energia. Ma c’è di più. La paura per la recessione e i timori crescenti per la crisi energetica hanno abbassato l’indice di fiducia in Germania. Il maggior costo delle materie prime rappresenta un macigno sulla strada della ripresa. Certo non tutto è negativo. La debolezza dell’euro favorisce le esportazioni verso gli Stati Uniti e i Paesi legati al dollaro oltre a spingere il turismo.

Le banche centrali

Secondo gli analisti, le strette delle banche centrali a livello mondiale continueranno a mettere sotto pressione l’euro e a spingere il dollaro. Un trend che potrebbe accentuarsi nel caso in cui l’Europa e gli Stati Uniti scivolassero in recessione, con l’euro che potrebbe scendere sotto la parità.

Per il “made in Italy” il superdollaro è una buona notizia. Gli Stati Uniti sono un partner commerciale di primissimo livello. Le imprese italiane, infatti, possono esportare a prezzi inferiori ottenendo grandi successi. Come ha rivelato nei giorni scorsi un’analisi della Coldiretti. «Sotto la spinta dell’euro le esportazioni italiane sono salite del 19% toccando il nuovo record storico», ha spiegato l’associazione.

Le esportazioni

Tuttavia «l’effetto di promozione delle esportazioni è assorbito dall’aumento delle materie prime », spiega Sonja Marten, ricercatrice DZ Bank. Per le aziende europee, questo vuol dire un aumento dei costi di produzione che sta annullando i potenziali benefici dell’export. Solo i costi energetici potrebbero aumentare dell’11% quest’anno. «La perdita si vede nella bilancia commerciale tedesca – scrive Welt – a maggio, per la prima volta dal 1991 è stata in perdita». E non solo la Germania: già ad aprile, l’Ue nel suo insieme registrava un surplus di 37 miliardi di dollari, quando un anno fa era di 290 miliardi. Deutsche Bank teme che il Vecchio Continente stia scivolando in un periodo prolungato di deficit commerciale. E questo potrebbe portare a una spirale negativa, con l’euro che continuerà a svalutarsi.

Il motore tedesco inceppato è un problema per tutta Europa, a partire da manifatture come quella italiana legata a doppio filo con le imprese tedesche. Come scrive Welt, l’intera Ue sta perdendo peso nel contesto internazionale. «Nel 2021, il Pil della zona euro rappresentava ancora circa il 15% della produzione economica mondiale. La quota degli Stati Uniti è del 24%. Quest’anno è probabile che la quota dell’Europa diminuisca significativamente a causa del solo effetto valutario. Se – come è prevedibile – anche la crescita reale dei Paesi dell’Euro sarà inferiore, il peso economico del Continente continuerà a ridursi» spiega il quotidiano tedesco.

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