268 visite 4 minuti 0 commenti

L’esplosione dell’impianto gas negli Usa alza i prezzi e taglia le forniture europee

In Mondo
10 Giugno 2022

L’esplosione nell’impianto in Usa

Il difficile percorso di affrancamento dell’Europa dal gas russo è esposto anche a incidenti come quello di mercoledì sera, quando un’esplosione e un successivo incendio hanno bloccato uno dei più grandi impianti di esportazione di gas naturale liquefatto (gnl) degli Stati Uniti. La struttura, gestita dal gruppo Freeport Lng, dovrà rimanere chiusa per almeno tre settimane e a rimetterci saranno soprattutto gli europei visto che negli ultimi tre mesi il 68% del gas che ha lasciato la costa del golfo del Texas dove si trova l’impianto è stato indirizzato tra Unione europea e Regno Unito. La struttura rappresenta il 17% della lavorazione del gas naturale liquefatto americano e il suo stop toglierà dal mercato almeno un milione di tonnellate di gas.

«Si tratta di un’interruzione significativa della produzione in uno dei principali impianti statunitensi», ha spiegato Alex Munton, direttore del settore gas e gnl della società di ricerca Rapidan Energy. «Ciò significherà una cosa sola: scarsità». Non è un caso se ieri mattina il prezzo del gas al mercato di Amsterdam sia aumentato di oltre il 12% a 89,3 euro per megawattora dai 79 euro con cui si era chiusa la seduta del giorno prima (prima volta sotto la soglia degli 80 euro dall’inizio della guerra in Ucraina), per poi calmarsi nel corso della giornata.

Le quotazioni del gas

Ma al di là dei prezzi a preoccupare è la riduzione delle forniture in un contesto in cui l’Europa sta cercando di pianificare lo stop completo alle importazioni di gas russo. Un programma che, secondo un operatore europeo del settore sentito dall’agenzia Reuters sotto condizione di anonimato, potrebbe essere messo in discussione se i tempi dello stop dell’impianto Usa fossero più lunghi del previsto. La Freeport Lng non ha fornito spiegazioni sulle cause dell’esplosione, sulle quali ha aperto un’indagine, e ha assicurato che non ci sono feriti tra i dipendenti e «non vi è alcun rischio per la comunità circostante».

L’aiuto (interessato) degli Stati Uniti è fondamentale per consentire agli europei di rinunciare al (più conveniente) gas russo. Il presidente Usa Joe Biden si era impegnato a fornire alla Ue 15 miliardi di metri cubi aggiuntivi di gnl per quest’anno.  Non è affatto detto che basterebbero. I problemi della Francia col nucleare (un reattore su due è fermo, non solo per le ispezioni di routine ma per la scoperta di fenomeni ancora inspiegati di corrosione in alcune tubature) aumenteranno la domanda di gas nel vecchio continente al di sopra delle previsioni. Quanto al nostro Paese, ieri Davide Tabarelli (Nomisma Energia) sul Sole 24 Ore ricordava che le scorte commerciali «sono intorno a 4 miliardi di metri cubi, quando un anno fa erano a 6, mentre sarebbe bene che fossero già oltre 8 in vista dell’obiettivo di 13 per fine settembre, prima della stagione invernale». E la produzione nazionale, lungi dall’essere incentivata come promesso, ad aprile era addirittura inferiore del 20% rispetto all’anno prima.

/ Articoli pubblicati: 764

.