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Che inverno avremo in Italia ora lo decide il premier del Canada

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9 Luglio 2022

La vicenda del gasdotto Nord Stream

Sarà Justin Trudeau l’arbitro dell’inverno europeo? La quantità di gas disponibile nei mesi freddi per famiglie e aziende del continente è appesa a una sua decisione? Sembrerebbe di sì, a considerare le pressioni delle quali è stato fatto oggetto in questi giorni il primo ministro canadese. Il governo tedesco gli chiede di allentare le sanzioni, consegnando una turbina necessaria a riparare il gasdotto Nord Stream (che porta in Germania il gas russo) e riportarlo alla piena funzionalità. Il governo ucraino invece lo esorta a tener duro e a trattenere la turbina a Montreal, dove la Siemens, che l’aveva prodotta, l’aveva portata a far riparare.

Giovedì, con un accorato appello («è con un peso sul cuore che vi facciamo questa richiesta…»), il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck aveva esortato Trudeau a consegnare la turbina entro lunedì, quando Nord Stream si fermerà per lavori di manutenzione programmati in tempi non sospetti, «altrimenti sono abbastanza sicuro che Putin troverà un problema “politico” nel gasdotto». Il terrore in Germania è che la Russia possa non riaprire Nord Stream al termine dei lavori, il 21 luglio, mettendo a serio rischio la disponibilità di gas sufficiente per il prossimo inverno.

In realtà i segnali arrivati ieri dal Canada sono incoraggianti, tanto che sul listino di Amsterdam il prezzo del gas è sceso sotto la soglia (comunque altissima) dei 170 euro a megawattora. Il governo Trudeau avrebbe deciso di venire incontro alle richieste tedesche, con l’escamotage di consegnare la turbina non a Mosca ma alla Germania, che poi a sua volta la girerà all’azienda russa del gas Gazprom.

Se il prezzo del gas scende

Una decisione comunque non semplice perché in Canada c’è una folta comunità di emigrati ucraini e il governo di Volodymyr Zelensky si era mosso attivamente per evitare la consegna della turbina. Lo scorso 23 giugno, pochi giorni dopo la riduzione delle forniture di gas attraverso Nord Stream per via di un guasto (versione russa), il ministro ucraino dell’energia German Galushchenko aveva inviato una lettera alla vice primo ministro canadese Chrystia Freeland in cui sosteneva che Mosca ha la possibilità di far transitare volumi sufficienti di gas anche senza la turbina in questione ed invitava il governo canadese a ispirarsi alla linea dura della Lituania, che aveva deciso di bloccare le merci russe dirette a Kaliningrad «nonostante i ricatti e le minacce esplicite del Cremlino».

Ieri una fonte del ministero dell’Energia di Kiev citata dall’agenzia Reuters tradiva però tutta la sua irritazione per un esito della vicenda che evidentemente pronosticava contrario ai propri desideri. «Le sanzioni vietano il trasferimento di qualsiasi apparecchiatura relativa al gas. Se, Dio non voglia, questa decisione verrà approvata, faremo senz’altro appello ai nostri colleghi europei affinché rivalutino il loro approccio. Perché se i paesi non seguono le decisioni che hanno concordato sulle sanzioni, come possiamo parlare di solidarietà?».

Proprio a causa della riduzione dei flussi cominciata a metà giugno, l’utility tedesca Uniper, principale acquirente del gas russo, è andata in crisi. Ieri ha formalmente chiesto il salvataggio del governo, chiedendo l’ingresso dello Stato nel capitale azionario con una partecipazione «rilevante». Il costo del salvataggio ammonterà a circa 9 miliardi di euro.

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Nato a Udine nel 1978, approdato al giornalismo abbastanza tardi, ha lavorato vari anni a Libero con una breve parentesi al Giornale. Non ama viaggiare, non ha hobby, diffida dei fact checker. Orientamento politico: «Il passo che deve fare l’Unione Europea per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di “sana disunione”. Cioè dare più indipendenza, più libertà ai Paesi dell’Unione» (Papa Francesco, 26 giugno 2016).