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Per Eni e gli altri titoli petroliferi rivincita in chiave anti-inflazione

In Nuove Economie
5 Luglio 2022

Le prospettive per i titoli petroliferi

La transazione energetica dal fossile alle energie rinnovabili sembrava aver intonato il de profundis per i titoli petroliferi. La domanda di oil appariva destinata ad essere gradualmente ridimensionata e con essa le prospettive di fatturato e di guadagno delle società del settore. Poi l’attacco all’Ucraina da parte della Federazione russa ha innescato uno scenario originale, perché il petrolio russo è stato oggetto di sanzioni da parte dei paesi occidentali ed ha aggiunto Mosca ai molti paesi produttori che da anni sono impossibilitati ad estrarre e commercializzare il loro oro nero nei mercati internazionali in quanto destinatari di qualche forma di embargo come l’Iran o il Venezuela. Senza contare che due grandi produttori di petrolio, come la Libia e l’Iraq, vivono da anni una realtà politica tutt’altro che favorevole alla loro piena capacità estrattiva.

Occhio alla cedola

Il risultato è visibile nei bilanci delle principali società petrolifere quotate in borsa con margini industriali in ottimo miglioramento e soprattutto nel rendimento offerto agli azionisti in termini di dividendi distribuiti. È il caso dell’Eni che, dall’alto dei circa quaranta miliardi di euro di capitalizzazione, al prezzo di borsa attuale offre un rendimento annuo con i dividendi attesi vicino all’8 per cento, rappresentando anche un hedging perfetto per sterilizzare l’impatto dell’inflazione sulla liquidità o sugli investimenti. Il target price del colosso petrolifero italiano è stato appena visto al rialzo a 18 euro dalla casa di investimento Jefferies con un potenziale rialzo atteso del 60,28 per cento rispetto al prezzo di chiusura di venerdì scorso.

Altro titolo dalla cedola anti inflazione e la portoghese Galp che capitalizza poco più di nove miliardi ed al prezzo attuale di 10,6 euro offre uno yield annuo del 7,97 per cento. La società è ben presente nelle ex colonie portoghesi, come Angola e Mozambico, ora più ricercate rispetto al passato dai produttori internazionali interessati a trovare mercati alternativi alle materie prime di Vladimir Putin. Per gli investitori più disponibili a prendere dei rischi in questa fase dei mercati si suggerisce di analizzare la società petrolifera russa indipendente e non sanzionata Novatek, attiva anche in progetti per la riduzione della CO2 e nel comparto dell’idrogeno.

Un rischio calcolato

Capitalizza oltre 11 miliardi di dollari e scambia a 38,3 dollari e lo scorso 8 giugno ha pagato un dividendo di 7,80 dollari che l’ha incoronata reginetta del rendimento con un abbondante 20 per cento annuo.
Vanta un profit margin del 40,75 per cento e un payout del 36 per cento e potrebbe approfittare, essendo basata nella Siberia russa, della crescita della domanda asiatica e del fatto di non essere stata oggetto di sanzioni internazionali e quindi della sua piena operatività nei mercati internazionali.