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Quanti soldi per il partito di Speranza & C., pugnalata a sorpresa a Draghi

In In evidenza, Politica
11 Luglio 2022

Il bilancio di Articolo1-Mdp

Il povero Mario Draghi deve stare attento quando attraversa il corridoio che porta alla sala delle riunioni del consiglio dei ministri. Perché ovunque rischia lo sgambetto anche da parte di quelli che magari considerava più vicini a lui. Abituato ormai a Giuseppe Conte e Matteo Salvini che bisogna tenere a qualche metro da sé in sicurezza, certo il premier non si sarebbe mai immaginato lo scherzetto che gli ha tirato Roberto Speranza insieme alla sua truppa. A farlo Nico Stumpo, il tesoriere e legale rappresentante di Articolo1-Mdp, il partitino fondato da Speranza insieme a Pierluigi Bersani. Spiegando i conti della forza politica nel 2021 il fedelissimo del ministro della Salute se ne esce con questa frase choc: «Molte imprese, anche a seguito dai decreti approvati dal governo in questi 12 mesi, sono state costrette a chiudere, con perdita di posti di lavoro…».

Non devono avere una grande opinione delle capacità di Draghi e dei suoi tecnici all’economia dalle parti del ministro Speranza, se mostrano questa certezza sul disastro dei risultati, sicuri che i decreti del governo abbiano contribuito a fare chiudere imprese italiane e a mettere per strada i loro dipendenti. Stumpo riconosce la buona fede, perché ammette che quei decreti dovevano essere «il tentativo di gestire l’emergenza e le difficoltà ad essa correlate», ma certo ne sottolinea l’inefficacia, anzi il disastro nei risultati. Così a prendere le distanze da Draghi è pure una forza politica fra le più silenziose e di solito defilate dalla mischia, anche se certo in cuore suo la più vedova del Conte premier. Ma il 2021 per i primi fuoriusciti dal Pd non è stato affatto da buttare via, anzi. È andato addirittura meglio degli ultimi anni in cui Speranza & C avevano messo in cascina parecchio fieno. Il bilancio del partito si è chiuso infatti con 569.590 mila euro di avanzo di gestione, che per i partiti politici è come l’utile netto delle società. Da quando è nata Articolo1-Mdp non è mai andata in rosso, ed è sicuramente una rarità fra i partiti politici abituati a leccarsi le ferite per le perdite abbondanti, ma anche una medaglia difficile da mettersi sul petto per una forza che ha nel suo dna il vecchio comunismo.

Bandiera nera però a sventolare sui bilanci che hanno consentito al gruppo di mettere da parte 1.384.675 euro dal momento del suo primo anno sociale (il 2017). Zero debiti con le banche, personale ridotto all’osso (il costo lordo è di appena di 86 mila euro), Mdp si regge su qualche spicciolo dei militanti che si iscrivono (poco più di un migliaio), sul finanziamento pubblico del due per mille Irpef (699 mila euro, cresciuto di quasi il 50% rispetto all’anno precedente) e dei contributi degli eletti che si tassano. Il grosso (24 mila euro a testa, 2 mila euro puntualmente versati ogni mese) viene dai cinque personaggi più noti: Speranza, Bersani, lo stesso Stumpo oltre a Federico Fornaro e Vasco Errani. Qualcosina- ma molto meno (9.600 euro)- è arrivato pure da Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’Economia sia nel governo Conte bis che in quello Draghi. Altri 14.400 euro sono arrivati dalla deputata siciliana Maria Flavia Timbro, che in realtà ha versato come i big ma è entrata in carica solo a metà dell’anno scorso subentrando a Guglielmo Epifani, scomparso prematuramente il 7 giugno 2021.

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Direttore Responsabile Verità&Affari

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