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Sorpresa! Ora anche i Cinque Stelle vogliono cambiare il reddito di cittadinanza

In Politica, Primo piano
18 Giugno 2022
Grillini come il centrodestra: emendamento per togliere benefici a chi non accetta il lavoro

La discussione sul Reddito di cittadinanza

Anche il Movimento 5 Stelle vuole ritoccare il Reddito di cittadinanza, velocizzando la possibilità di revoca a chi rifiuta le proposte di lavoro. Un’eresia? Niente affatto. L’idea ora è mettere direttamente in contatto i percettori dell’assegno mensile con i titolari delle imprese. Una revisione profonda. Certo, non saranno tutti nel M5S schierati su questa linea, ma qualcuno è disposto a orientarsi verso una posizione affine a quella del centrodestra, notoriamente critica, se non apertamente ostile, alla misura introdotta dal primo governo Conte. È il caso della deputata pugliese pentastellata Marialuisa Faro che ha presentato un emendamento, quantomeno sorprendente, al decreto Aiuti, che va esattamente in quella direzione. Faro, peraltro, a Montecitorio non è una figura di secondo piano, sebbene non sia molto nota sotto il profilo mediatico. Dal 2018 al 2019 è stata infatti capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Bilancio alla Camera, di cui è tuttora componente. Nel decreto Aiuti, peraltro, ha presentato una serie di proposte emendabili a conferma che segue il provvedimento con una certa attenzione e con voce in capitolo.

Il provvedimento in commissione Bilancio

Il provvedimento è tuttora in commissione Bilancio alla Camera e l’inizio delle votazioni è previsto per la prossima settimana. L’offerta del datore di lavoro privato è praticamente equiparata a quella dei centri per l’impiego. E in effetti è sorprendente che lo stesso emendamento sia stato presentato anche da Fratelli d’Italia, con la prima firma di Riccardo Zucconi, e la sottoscrizione – tra gli altri – di Fabio Rampelli e Marco Osnato. Il testo è stato predisposto poi da Maurizio Lupi di Noi con l’Italia, dalla totiana Manuela Gagliardi, da Sestino Giacomoni, insieme ad altri colleghi di Forza Italia, e dalla Lega, capeggiata nell’occasione da Rebecca Frassini e sostenuta anche da Alberto Gusmeroli. Certo, da un punto di vista dell’iter non è una cosa inedita: si tratta, molto probabilmente, di un emendamento condiviso con organizzazioni esterne. Nulla di clamoroso, quindi, se non fosse che è stato presentato anche dalla Faro del M5S. E la cosa non può essere derubricata a svista, visto che la proposta è presente tra i cosiddetti “segnalati”, quegli emendamenti che vengono discussi e non sono quindi stati presentati giusto per provarci, come capita a migliaia di testi.

L’emendamento

Ma cosa dice nel dettaglio l’emendamento? «Rientrano nella nozione di offerta congrua di cui al presente decreto le offerte di lavoro proposte ai beneficiari dai centri per l’impiego (cpi, ndr) e direttamente dai datori di lavoro privati», si legge nel testo depositato a Montecitorio, che descrive l’ampliamento dell’offerta. «In tale ipotesi – specifica ancora l’emendamento – l’eventuale mancata accettazione dell’offerta congrua da parte dei beneficiari viene comunicata dal datore di lavoro privato al centro per l’impiego competente per territorio ai fini della decadenza dal beneficio». Detto in altre parole, c’è un salto di qualità: si esce dal circuito ufficiale, quello pubblico per cui cono i Cpi a dover fare per forza un’offerta, ma basta l’iniziativa di un privato. E, in caso di rifiuto, il percettore del sussidio rischia di veder svanire l’assegno.

Il paradosso dei 5 Stelle

L’offerta congrua deve infatti rispettare una serie di parametri, tra cui la «coerenza con le esperienze e le competenze maturate», la «distanza dalla residenza e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico», la «durata della disoccupazione». E infine la «retribuzione superiore di almeno il 10% del beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione». Ma soprattutto spetta ai centri per l’impiego presentarla, restringendo l’ambito di azione. E favorendo la possibilità di conservare il Reddito di cittadinanza per mancanza di possibilità lavorative. Insomma, un intervento significativo. Che peraltro, secondo quanto apprende Verità&Affari dai tecnici, dovrebbe trovare un meccanismo di attuazione per non essere vanificata. In particolare nella modalità di comunicazione tra le parti. Il paradosso è che dai 5 Stelle viene avanzata una richiesta di modifica pure complicata. Una voce che si fa sentire con la richiesta di modifica di una delle misure che ancora oggi riesce a compiere il miracolo di mettere d’accordo addirittura Giuseppe Conte e Luigi Di Maio: l’approvazione del Reddito di cittadinanza. Una nemesi.