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Sceneggiata Conte-Draghi, perchè i 5 Stelle giocano al penultimatum

In In evidenza, Politica
7 Luglio 2022

La trattiva tra i 5 Stelle e il governo

Un film già visto, tante volte. Il tanto atteso ultimatum al governo alla prova dei fatti è diventato un penultimatum. Questa volta ad azionare il freno sono stati i 5 Stelle, arrivati ieri mattina al decisivo faccia a faccia tra l’ex premier e quello in carica dopo giorni di dichiarazioni sempre più dure, ma poi nella lettera consegnata a Mario Draghi dal suo predecessore Giuseppe Conte non c’è quasi traccia di due delle questioni più scottanti per i grillini, il no all’invio di nuove armi all’Ucraina e il niet al termovalorizzatore di Roma.

La trattativa tra Conte e Draghi

Alle fine della seconda delle sette pagine del testo, quelli che sembravano due punti chiave per i 5 Stelle sono stati talmente sfumati da diventare praticamente incomprensibili. Il no alle armi, infatti, è diventato una semplice rivendicazione «con sempre maggiore forza» di idee e convinzioni «contro la guerra, per la pace e il disarmo espresse, da ultimo, con infinito coraggio e troppa solitudine da Papa Francesco», mentre la battaglia contro il termovalorizzatore romano è stata sfumata in una più generica riaffermazione «di una cultura integralmente ecologica e per una crescita che sia compatibile e funzionale alla difesa e alla valorizzazione degli equilibri degli eco-sistemi».

Cosa non va per i 5 Stelle

Per il resto il cahier de doléances grillino si articola su nove punti, in gran parte già al centro del confronto tra l’esecutivo e i 5 Stelle, come non ha mancato di sottolineare una breve nota attribuita a fonti di Palazzo Chigi, che al termine dell’incontro ha rimarcato il clima «positivo e collaborativo» del colloquio. Il ragionamento di Conte, ripreso dalla premessa della lunga lettera consegnata a Draghi è che il Movimento 5 stelle, fin dalla nascita del governo ha «mantenuto una linea di assoluta responsabilità nazionale, di generosità politica, di consonanza con le indicazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Abbiamo deciso di non volgere le spalle al Paese, in un momento in cui era necessario procedere spediti nella campagna vaccinale e nel completamento del Pnrr, dando priorità alla tutela della salute dei cittadini e al rilancio dell’intero sistema economico».

Un atteggiamento responsabile che, non ha però pagato in termini elettorali: «Non si può nascondere che il processo politico e la collocazione nel governo, hanno pesato sul nostro elettorato. Lo hanno sfibrato e anche eroso». Di qui la richiesta, o meglio la “pretesa” di «un forte segnale di discontinuità» dal Capo dell’esecutivo, perché a questo punto per Conte e i suoi la «responsabilità di fatto rischia di coincidere con un atteggiamento remissivo e ciecamente confidente».

Dal salario minimo al Reddito di cittadinanza

Questioni non dirimenti per Palazzo Chigi che fa notare come «molti dei temi sollevati si identificano in una linea di continuità con l’azione governativa», enucleando poi i punti principali trattati, «in particolare, il Reddito di cittadinanza, il salario minimo, il cuneo fiscale, il superbonus, il caro bollette, il sostegno ai redditi medi, la transizione ecologica, la rateizzazione delle cartelle esattoriali», su nessuno dei quali le distanze sembrano impossibili da colmare. «Il presidente Draghi», hanno fatto sapere infine le fonti governative, «ha ascoltato con attenzione quanto rappresentato dal presidente del M5S. I due torneranno a incontrarsi prossimamente».

Questi almeno i toni formali dell’incontro e del testo che li ha raccolti, poi certo, fuori da Palazzo Chigi Conte ha ripreso il piglio barricadiero e facendo il punto della giornata con alcuni giornalisti nella sede del Movimento è tornato ad accenti più duri, negando di aver dato rassicurazioni al premier sulla permanenza nel governo. «Nessuna cambiale in bianco. La comunità a gran voce mi chiede di portare il M5s fuori. Il futuro della nostra collaborazione è nelle risposte che avremo».

Le richieste dei 5 Stelle

Risposte che devono riguardare famiglie e imprese «con interventi straordinari: 200 euro di bonus una tantum non servono, bisogna intervenire immediatamente per tagliare il cuneo fiscale dei lavoratori e approvare il salario minimo». Non solo, «abbiamo il dilemma di chi non arriva a metà mese e non riesce a pagare le cartelle esattoriali», ha aggiunto il leader pentastellato, «serve una rateizzazione straordinaria, non un condono, ma senza interessi e sanzioni». E quanto al superbonus «dobbiamo risolvere con assoluta urgenza l’incaglio che c’è, il blocco nella cessione dei crediti». «Ci sono migliaia di imprese sull’orlo del fallimento, ci sono famiglie che non possono completare i lavori e noi tutto questo non possiamo permetterlo».

Tutte questioni, ha concluso Conte, rappresentate a Draghi «in modo schietto e diretto», questioni che riguardano «le ragioni del disagio politico che abbiamo accumulato. Riguardano il metodo e il merito dell’operare di questo governo. In particolare, con una comunità che avverte sofferenza» davanti a «una conclamata crisi, occorre ci siano risposte precise e risolutive che possano costituire valide motivazioni per convincerci a proseguire nel sostegno al governo Draghi». Risposte che dovranno arrivare entro la fine di luglio. Un penultimatum, appunto.