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Anche al mite sindaco di Verona Tommasi piace lo spoil system

In Politica
23 Novembre 2022

All’indomani della vittoria elettorale alla poltrona di sindaco Damiano Tommasi si era presentato come “il volto buono “ della sinistra. Quello di uno capitato lì un po’ per caso e che era stato convinto a lasciare il campi di calcio per quelli della politica spinto dall’amore per la propria città: Verona. Anche le sue prime parole in fascia tricolore, da uomo pacato e profondamente cattolico, erano state pronunciate nel solco del volemose bene che nelle scelte, come un Draghi in riva all’Adige, avrebbe guardato più alla professionalità, ai valori della persona, che alla giacchetta di partito.

Sta di fatto che a pochi mesi dall’insediamento Damiano Tommasi parte quello che che i maligni in città definiscono il preludio ad un grande spoil system. Il problema è che si è iniziato proprio da una della aziende più complesse strategiche e cruciali non solo per la provincia scaligera ma anche per la vicina Vicenza ed oltre.

Ovvero quella Agsm-Aim, piccolo colosso dell’energia del Nordest, che dopo una gestazione travagliata ora è alle prese con una duplice sfida: da un lato c’è il tema delle super tariffe e degli investimenti tecnologici, dall’altra la convivenza coi fretelli vicentini e della strategia in un mercato dove chi è più forte si mangia il più debole.

La ramazza

Venerdì scorso, con una nota Tommasi ha comunicato di aver chiesto le dimissioni del presidente Stefano Casali e alla consigliera Francesca Vanzo (espressione della passata maggioranza comunale) lamentando una mancanza di relazione e quindi il venire meno del legame fiduciario. Tommasi spiega la defenestrazione con il fatto che «non vi era stata da parte del manager la volontà di sospendere ogni attribuzione di delega e di evitare iniziative che non fossero coerenti con l’integrazione con Aim».

Accuse respinte dal presidente, un avvocato tra i più noti nella città scaligera tra l’altro espressione proprio delle nozze con Vicenza) che ha indirizzato al primo cittadino una replica dura e documentata, che preannuncia possibili strascichi giudiziari.

Il nodo Compago

Intanto in queste ore arriva il parere indipendente chiesto dal cda sull’operato dell’ad Stefano Quaglino in merito all’acquisizione della società energetica Compago, Se il risultato avvalorasse la tesi di chi parla di una operazione con prezzi sovrastimati si potrebbe creare la situazione di una società con l’amministratore delegato sfiduciato dal suo cda e il presidente e il consigliere di espressione veronese in uscita.

Di più: se Damiano Tommasi, come appare chiaro, piazzerà uomini di area Pd al posto di presidente e consigliere indicati dalla passata giunta si arriverà alla complicata situazione per cui in consiglio di amministrazione ci sarebbero i nuovi entrati veronesi espressione del centrosinistra e i vicentini del blocco di centrodestra, ovvero quelli che contestano l’amministratore delegato.

Stasi e cause

Il risultato di questa guerra è che la società e le sue controllate vanno a velocità ridotta da quasi un mese con il presidente dimissionato e all’ad che si è visto revocare molte deleghe. E con all’orizzonte una doppia causa.

La prima è quella di Casali, che come detto non accetta una richiesta di dimissioni in cui la “giusta causa” appare fumosa. Casali ha già fatto intendere che reagirà in ogni sede. «Ribadisco l’assoluta correttezza dell’operato del consiglio di amministrazione e mio personale – ha infatti scritto Casali al sindaco, – e soprattutto alla luce dell’urgente e prioritaria esigenza di fare piena luce sull’operazione Compago e sul ruolo in essa avuto dall’ingegner Quaglino».

Esigenza questa, come più volte rappresentatole a voce, condivisa dall’intero cda e sulla scorta del parere favorevole di tutti i componenti del collegio sindacale. «L’addebito, poi, di scarsa e incompleta informazione è senza fondamento – dice ancora il presidente – giacché i soci pubblici sono stati debitamente e tempestivamente informati, in particolare ricordo l’incontro che si è tenuto a Vicenza il 20 ottobre alla sua presenza e del sindaco Rucco. Quanto alla puntuale dettagliata e documentata relazione, probabilmente non ha ancora visionato la relazione speditale con posta certificata il 16 novembre».

Stesso rischio di causa per la Campago, che vanta un preliminare firmato. E dunque ora è pronta a chiedere forti penali se il contratto verrà stracciato. Insomma quello che appare come un assist dell’ex calciatore al Pd, rischia di essere un’entrata a gamba tesa dagli esiti non scontati per l’intero Veneto ed oltre.