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DRAGHI SI DIMETTE. VERSO LE ELEZIONI IL 2 OTTOBRE

In Politica, Primo piano
21 Luglio 2022

Mario Draghi si dimette

Non c’è stato spazio per ricucire lo strappo. Nessuna possibilità di sanare la frattura. Il presidente del Consiglio Mario Draghi si dimette. Non ieri sera, come si sarebbe pensato, dopo il voto in Senato. Ma questa mattina. Torna dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ufficializzare la sua scelta. Questa volta, almeno di colpi di scena, irrevocabili. Finisce così il mandato dell’esecutivo da lui guidato e si apre la strada del voto, che saranno probabilmente il prossimo 2 ottobre.

Ieri pomeriggio il premier era tornato a parlare al Senato quasi stizzito, per replicare alle accuse che gli erano state mosse dopo il suo discorso. Si era scrollato di dosso la polvere delle critiche Superbonus. “Non è lo strumento, ma i meccanismi di cessione dei crediti: chi lo ha fatto, senza discernimento, è il colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora bisogna tirare fuori dai pasticci quelle migliaia di imprese che si trovano in difficoltà”, ha detto. 

E aveva ribadito la sua versione sulle scelte del governo. “Perché il governo non è entrato su temi come il ddl Zan o la cannabis? Perché ha scelto di non intervenire” per la natura del governo di unità nazionale “su temi di origine parlamentare”, ha puntualizzato Draghi. Dopo le dichiarazioni di voto sulla fiducia, il voto di fiducia sulla risoluzione che approva le comunicazioni del presidente del Consiglio, firmata da Pier Ferdinando Casini.

Poi atteso il voto di fiducia e dopo aver verificato la scelta di Lega e Forza Italia di uscire dall’aula, Draghi è uscito dal Senato. Tutti si aspettavano che avrebbe preso la strada del Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. Invece, ha preferito attendere questa mattina, dopo un passaggio a Montecitorio. “Alla luce del voto espresso ieri sera in Senato, chiedo di sospendere la seduta perché mi sto recando dal presidente della Repubblica per comunicare le mie determinazioni”, ha detto all’Aula prima di prendere la strada del Colle.  Si scrive così l’ultimo capitolo del “governo dei migliori” e si apre la strada alle elezioni che potrebbero essere fissate il prossimo 25 settembre o il 2 ottobre.

Le reazioni alle dimissioni di Draghi

Le reazioni alle dimissioni del premier già da ieri sono state diverse. “In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti”, ha scritto su Twitter il segretario del Partito democratico, Enrico Letta. “Sarà un caso, ma il governo più serio e atlantista della storia recente viene mandato a casa da tutti quelli che hanno sostenuto posizioni filoputiniane. Sarà un caso”, ha fatto seguito il segretario di Azione, Carlo Calenda.

Dopo il voto in Senato Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, aveva annunciato di lasciare Forza Italia. “In un momento drammatico per la vita del Paese, mentre nel cuore dell’Europa infuria la guerra e nel pieno vortice di una crisi senza precedenti, una forza politica europeista, atlantista, liberale e popolare oggi avrebbe scelto di stare, senza se e senza ma, dalla parte di Mario Draghi. Forza Italia ha invece definitivamente voltato le spalle agli italiani, alle famiglie, alle imprese, ai ceti produttivi e alla sua storia, e ha ceduto lo scettro a Matteo Salvini”, ha affermato.

Una “pagina nera per l’Italia”. Questa è stata la dichiarazione del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. “La politica ha fallito, davanti a un’emergenza la risposta è stata quella di non sapersi assumere la responsabilità di governare. Si è giocato con il futuro degli italiani. Gli effetti di questa tragica scelta rimarranno nella storia”, ha concluso.

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Giornalista, esperto di nuovi media e digitale. Responsabile dell'edizione online del quotidiano