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I Dem adesso vogliono prendersi le ultime poltrone nelle partecipate prima del voto

In Approfondimenti, Politica
5 Luglio 2022

A Giavazzi la presidenza dell’Eni

Dall’Uomo Qualunque a Cetto Laqualunque è la parabola dell’Italia, ma sempre un Giannini c’è. Allora era Guglielmo, oggi è Massimo direttore de La Stampa che spiega agli italiani come andare a votare sia inutile. Un contributo deciso contro l’astensionismo contenuto in un editoriale che pare dettato della segreteria di Enrico Letta. Il Pd – pare di capire – reitera lo schema che dal 2011 gli ha consentito di governare ininterrottamente per undici anni, tranne la parentesi gialloverde, senza aver mai vinto le elezioni.

Il paradigma Giannini, che ha dato un colpo all’autorevolezza come arbitro a Sergio Mattarella, è che l’esecutivo si allunghi fino al giugno 2023 per procedere alle nomine; che ci siano una serie di dimissioni eccellenti prima che cambi governo e che dalle urne esca uno stallo politico per favorire un Draghi-bis. Le prime dimissioni dovrebbero essere quelle di Paolo Savona da presidente della Consob (la commissione di vigilanza sulla Borsa) inviso a Mattarella che lo bocciò come ministro dell’economia del governo Conte uno. Immediata la smentita di Savona che ha ribadito un concetto che sfugge al solitamente bene informato Giannini: «Il presidente di un’autorità di garanzia può essere sostituito prima della scadenza solo se lo vuole lui, queste sono chiacchiere da salotto».

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