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Lavori a rilento per la fibra veloce, il Pd cancella il Codice appalti

In In evidenza, Politica
20 Settembre 2022

La vicenda di Open Fiber

Lo Stato, via Pd, fa lobby presso se stesso per semplificare le procedure bypassando le regole del codice appalti. Norme che sono a tutela della trasparenza nell’affidamento di soldi pubblici. Ci sarebbe da ridere per il cortocircuito statale se non fosse che in ballo ci sono circa 3 miliardi di investimenti destinati alla posa della fibra nelle aree bianche e grigie del Paese, assegnati dall’azienda statale Infratel alla società pubblica Open Fiber.

Protagonisti della vicenda sono infatti proprio l’azienda guidata da Mario Rossetti, Autostrade per l’Italia e il Pd nella persona dell’ex sottosegretario al Tesoro, Antonio Misiani, che da solo, su richiesta di Open Fiber, ha sostenuto l’adozione di un emendamento per la semplificazione delle regole per la realizzazione di impianti per le tlc e l’esclusione dalla valutazione di incidenza ambientale. L’operazione è andata in porto con la conversione a fine giugno del decreto legge 36 del 30 aprile 2022 grazie alla moral suasion del grand commis Franco Bassanini, già presidente di Open Fiber ed oggi consulent della società che fa capo a Cassa Depositi e Prestiti. E la benedizione della presidente Barbara Marinali, vicina al Pd. Ma andiamo per gradi. Che cosa è accaduto esattamente?

Il consorzio

Alla fine dell’aprile scorso nasce Open Fiber Network Solutions, consorzio controllato da Open Fiber (80%) e da Autostrade per l’Italia (20%) attraverso Amplia Infrastructures (ex Pavimental). La finalità è usare il consorzio per posare la fibra nelle aree bianche e grigie il più rapidamente possibile tentando di recuperare terreno e riuscire così a rispettare gli impegni presi da Open Fiber. Per verificare la fattibilità del piano, a normativa vigente, il Mise chiede un parere all’Anticorruzione sulla possibilità di affidamento diretto dei lavori al consorzio . L’autorità guidata da Giuseppe Busia risponde picche e così il governo di Mario Draghi è costretto ad intervenire per consentire il subappalto e scavalcare l’Anac con una norma ad hoc nel decreto Energia/Ucraina.

Appalti e regole

Ma la storia non finisce qui. In Italia l’assegnazione delle commesse pubbliche deve necessariamente passare per bandi pubblici. Persino la cartoleria delle scuole segue questo iter. Lo stesso deve valere anche per gli appalti relativi alle infrastrutture di rete da realizzare nel Paese sulla base dei bandi promossi da Infratel e assegnati ad Open Fiber. Ma al Mise e nella società di Rossetti si teme che la dinamica procedurale standard possa determinare una certa lentezza nella realizzazione dei progetti. Cosa che, ad onor del vero, può accadere. Tuttavia, come spiega una fonte vicina al dossier, inizia l’attività di lobby per cambiare le carte in tavola. In nome della necessità di andare avanti con i lavori e recuperare terreno rispetto agli obiettivi, l’onorevole Pd Antonio Misiani presenta un emendamento, poi approvato, nel dl Pnrr2, consentendo ad Open Fiber di bypassare il Codice degli Appalti e, di fatto, spendere i soldi pubblici senza alcun controllo.

«Perché lavori pubblici che riguardano altri settori altrettanto strategici in seno al Pnrr devono seguire il Codice degli Appalti, mentre i lavori per la costruzione della rete, finanziati con i soldi pubblici, possono essere liberi da ogni vincolo e non rispondere a nessuno?» si domanda una fonte vicina al dossier. Meglio sarebbe stato far funzionare le procedure esistenti piuttosto che sostenere una deroga che costituisce un inquietante precedente in materia di appalti nel delicato comparto delle costruzioni e delle opere pubbliche.

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Giornalista di economia e finanza. Ha lavorato per i principali editori italiani fra Milano, Roma e Parigi. È autrice del libro "Vincent Bolloré, il nuovo re dei media europei" (2015), recensito in Italia e all'estero e attualmente unico libro in inglese sul miliardario bretone, e "Telecommedia a banda larga, cronaca breve della disconnessione politica italiana" (2020). Unico giornalista italiano citato da Reporters without borders nel rapporto sugli Oligarchi alla conquista dei media del Vecchio continente.